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La Baia di Tokyo

ESA - Immagine della settimana: Megalopoli (21 Novembre 2014)

L’immagine satellitare che pubblichiamo questa settimana è stata ottenuta dal radar di bordo di Sentinel-1A e mostra  la Baia di Tokyo in Giappone (guardala / scaricala in alta risoluzione).

Il centro di Tokyo si trova in gran parte a sud del fiume Arakawa. Altri fiumi visibili in questa immagine sono a nord il fiume Edo ed  a sud il fiume Tama: tutti e tre i corsi si riversano  nella Baia di Tokyo. Alla foce del fiume Tama possiamo osservare  le piste dell’aeroporto di Haneda.

Si noti la differenza tra la zona a nord-ovest della Baia di Tokyo – dove le riflessioni radar di colore chiaro indicano addensamenti di costruzioni -  e l’opposta area a sud-est. Questa zona, che presenta nell’insieme un colore marroncino, è il sito del Parco semi-nazionale di Minami-Bōsō.

L’area di Greater Tokyo ospita circa 38 milioni di persone, fatto che la rende la più grande ‘megalopoli’ (area metropolitana con oltre 10 milioni di persone) del mondo. Attualmente ci sono più di 30 megalopoli in tutto il mondo.

Le aree urbane ospitano oltre la metà della popolazione mondiale e stanno rapidamente cambiando il territorio. Di fatto sempre più persone si spostano dalle aree rurali alle città ed è opportuno che questa crescita sia monitorata  per favorirne l’evoluzione su basi sostenibili.

Le osservazioni basate su dati satellitari ad alta risoluzione forniscono informazioni essenziali per la pianificazione della città e per lo sviluppo sostenibile delle regioni urbane. Questi dati possono essere utilizzati per monitorare l’inquinamento atmosferico,la disponibilità di acqua e gli incrementi di temperatura.

In particolare, il radar può essere utilizzato per monitorare lievi movimenti del suolo fino a pochi millimetri: informazioni preziose per i pianificatori urbani.

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Megacity

This image from Sentinel-1A’s radar on 11 July shows Tokyo Bay in Japan (view / download it in Hi-Res).

Tokyo’s centre lies mainly south of the Arakawa River. Other visible rivers on this image are the Edo River to its north and the Tama River just to its south, with all three streaming into Tokyo Bay. At the mouth of the Tama River we can see the runways of Haneda Airport.

Note the difference between the area northwest of Tokyo Bay – where bright radar reflections show dense construction – and its southeastern opposite. This area with an overall brownish colour is the site of the Minami-Bōsō Quasi-National Park.

Greater Tokyo is home to nearly 38 million people, making it the world’s largest ‘megacity’ (a metropolitan area with more than 10 million people). Today, there are over 30 megacities across the globe.

Urban areas are home to over half of the world’s population, and are rapidly changing environments. As more people move from rural areas to cities, this growth needs to be monitored to help it proceed on a sustainable basis.

Observations based on high-resolution satellite data provide essential information for city planning and for the sustainable development of urban regions. They can be used to monitor air pollution, water availability and extreme temperatures.

Radar in particular can be used to monitor slight ground movements down to a few millimetres –valuable information for urban planners.

 

(Fonte: ESA - Image of the week: "Megacity". Traduzione: Gaia Cesaretti)

 

 


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Mount Taranaki

ESA - Immagine della settimana: Lacrime del Taranaki (1 Novembre 2014)

L’immagine satellitare di questa settimana mostra il Parco Nazionale di Egmont, che si trova sull’isola di North Island  in Nuova Zelanda (guardala / scaricala in alta risoluzione).

Com’è noto i  parchi nazionali proteggono le aree forestali dalla deforestazione e dalle attività umane che ne possono causare la degradazione. I confini tra aree-protette e d aree non-protette sono tipicamente molto chiare nelle osservazioni  satellitari: come si può capire da questa immagine, osservando il limite tra la densa area forestale (di colore verde) ed i territori agricoli che la circondano.

L’area qui mostrata è stata formalmente posta sotto protezione per la prima volta nel 1881, includendo il territorio nel raggio di 9,6 km dal centro della montagna.

Le piogge abbondanti ed il mite clima costiero hanno favorito lo sviluppo di una lussureggiante foresta pluviale, con piante di specie molto rare. A circa metà del pendio montuoso la foresta prende talvolta il nome di ‘Foresta degli Gnomi’, per via dei suoi alberi nodosi e del muschio folto e spesso.

La montagna che si trova al centro del parco nazionale ha due nomi: Monte Egmont e Monte Taranaki. Taranaki è il nome originale attribuito dagli  indigeni Maori, mentre il nome Egmont fu coniato dall’esploratore britannico James Cook in onore di John Perceval, II Conte di Egmont nel 1770. Molte località in Nuova Zelanda posseggono due nomi ufficiali, oppure – come in questo caso- alternano il nome originale Maori con un nome inglese (assegnato nel contesto della colonizzazione britannica).

La montagna è considerata un vulcano attivo, sebbene risulti dormiente da oltre 150 anni.

In base alla mitologia Maori, Taranaki si trovava ad oltre 100 km più ad est, presso un altro grande vulcano, quando scoppiò una contesa  per una donna, la montagna chiamata Monte Pihanga. Taranaki perse la contesa e scappò verso ovest, scavando le gole del fiume Whanganui lungo la sua fuga, prima di fermarsi. Quando oggi il picco della montagna si ricopre di nubi e di nebbia la tradizione vuole che Taranaki  stia piangendo per Pihanga.

Questa immagine è stata acquisita il 6 Marzo 2013 dal satellite coreano Kompsat-2.


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Weeping Taranaki

Egmont National Park on New Zealand’s North Island is pictured in this satellite image (view / download in Hi-Res).

National parks protect forested areas from human activities that cause land degradation and deforestation. The boundary between protected and non-protected areas is often very clear in satellite images –as we see here between the green, densely forested area and surrounding agricultural landscape.

The land here was first formally protected in 1881, within a 9.6 km radius of the mountain summit.

With high rainfall and a mild coastal climate, the park is home to a lush rainforest, with some plants unique to the park. Halfway up the mountain slopes, the forest is sometimes called the ‘Goblin Forest’ for its gnarled trees and thick moss.

The mountain at the centre of the national park has two names: Mount Egmont and Mount Taranaki. Taranaki is the original name given by the indigenous Maori people, while the name Egmont was given by British explorer James Cook after John Perceval, 2nd Earl of Egmont in 1770. Many places in New Zealand have official dual names or, as in this case, alternate names in the original Maori and English (following colonisation by the British).

The mountain is considered an active volcano, although it has been dormant for over 150 years.

According to Maori mythology, Taranaki used to reside over 100 km further east near other large volcanoes when a fight broke out over the female Mount Pihanga. Taranaki lost and fled west, carving the gorges of the Whanganui River along the way before stopping. When the mountain peak is covered by clouds and mist, it is believed that Taranaki is weeping for Pihanga.

This image was acquired on 6 March 2013 by Korea’s Kompsat-2 satellite.

 

(Fonte: ESA - Image of the week: "Weeping Taranaki". Traduzione: Gianluca Pititto)

 


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Sahara algerino

ESA - Immagine della settimana: Spettacolo sahariano (14 Novembre 2014)

L’immagine satellitare che pubblichiamo questa settimana è stata acquisita sulla regione sud orientale dell’Algeria, cuore del deserto del Sahara (guardala / scaricala in alta risoluzione).

Il calore e la mancanza di acqua rendono le ampie aree del deserto fortemente inospitali. Per questo motivo i satelliti costituiscono il miglior mezzo per osservare e monitorare questi ambienti su larga scala.

I satelliti forniscono informazioni sugli ecosistemi del deserto, sulla loro espansione e sulle aree a rischio di degradazione, erosione e desertificazione del suolo. Inoltre, i dati provenienti dai sensori spaziali aiutano nella gestione delle risorse idriche delle regioni aride abitate, consentendo il tracciamento e la previsione dei movimenti delle tempeste di sabbia.

Le immagini ottiche dei deserti acquisite dallo spazio sono senza dubbio le più affascinanti: la diversità e lo stato inviolato di questi paesaggi offrono scene uniche e di grande impatto.

Nell’immagine appare un’ampia area rocciosa di colore viola che si estende attraverso il  lato destro, con incisioni  determinate dall’erosione fluviale, testimonianza di tempi antichi in cui l’area riceveva maggiori precipitazioni. Oggi questa regione è caratterizzata da una precipitazione media di  circa 10 mm/anno.

Sulla sinistra sono visibili dune di sabbia formate dal vento. L’area più in basso appare piatta, con minuscole macchie di vegetazione.

Appena a sud di questa immagine si trova il Tassili n’Ajjer, Parco Nazionale e sito dichiarato Patrimonio Mondiale dell’ UNESCO, famoso per le sue testimonianze di arte rupestre  risalenti a 10 000 anni fa. I disegni e le incisioni sono testimonianza di una cultura e di un ambiente esistiti un tempo in cui le condizioni climatiche erano più favorevoli all’occupazione umana.

Il satellite giapponese ALOS  ha registrato questa immagine il 28 gennaio 2011. ALOS è stato supportato come Missione Terze Parti, accordo in base al quale ESA utilizza i suoi sistemi di terra multi-missione per acquisire, processare, distribuire ed archiviare dati del satellite per il loro impiego da parte della sua comunità di utenti.


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Saharan scene

This satellite image was captured over southeastern Algeria in the heart of the Sahara desert (view / download in Hi-Res).

The heat and lack of water render vast desert areas highly unwelcoming, making satellites the best way to observe and monitor these environments on a large scale.

Satellites provide information on desert ecosystems and their expansion, and about areas at risk of soil degradation, erosion and desertification. Data from spaceborne sensors also assist in the water management of inhabited arid regions, and can track and help predict the movement of dust storms.

Optical imagery of deserts from space is arguably the most fascinating: the diversity and untouched state of these landscapes produce unique and striking scenes.

In this image, a large area of rock appearing purple stretches across the right side of the image, with fluvial erosion patterns testament to an earlier time when the area received more rainfall. Today, this area sees an average of about 10 mm of rainfall per year.

Wind-shaped sand dunes are visible on the left. The area at the bottom appears to be flat, with tiny specks of vegetation.

Just south of this image lies the Tassili n’Ajjer National Park and UNESCO World Heritage Site, renowned for its 10 000 year-old cave art. The drawings and engravings depict culture and the environment from a time when climatic conditions were more favourable to human occupation.

Japan’s ALOS satellite recorded this image on 28 January 2011. ALOS was supported as a Third Party Mission, which means that ESA used its multimission ground systems to acquire, process, distribute and archive data from the satellite to its user community.

 

(Fonte: ESA - Image of the week: "Saharan scene". Traduzione: Gaia Cesaretti)

 


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Mumbai (India)

ESA - Immagine della settimana: Mumbai (26 Ottobre 2014)

In questa immagine del satellite giapponese ALOS  viene mostrata la città di Mumbai, nell’ India occidentale (guardala / scaricala in alta risoluzione).

Mumbai sorge alla foce del fiume Ulhas – riconoscibile in alto a destra – che con il suo flusso trasporta  sedimenti verso l’area del porto  ed  all’interno del Mar Arabico. Nell’immagine si possono riconoscere numerose imbarcazioni in navigazione, alcune delle quali in transito sulle acque naturalmente profonde del porto della città.

Ad ovest di Mumbai, attraversando le acque,  sorge Navi Mumbai, una delle più grandi municipalità progettate nel mondo, sviluppata con l’obiettivo di decongestionare Mumbai.

Mumbai è la quinta più grande area metropolitana al mondo, con una popolazione di oltre 20 milioni di abitanti. E’ situata su una  penisola a forma di tenaglia  battezzata Salcette Island (al centro), che originariamente era costituita da sette isole separate, ma che sono state successivamente unite da grandi opere di bonifica nel corso del  XIX secolo.

Gli  approdi  del porto di Mumbai  sono collocati sul lato orientale della penisola. La curva in fondo alla penisola  è la Back Bay ed è possibile riconoscere le spiagge di Chowpatty Beach all’interno della curvatura della baia.

L’area di forma ovale e colore verde ad ovest della città è l’ippodromo di Mahalaxmi.

Nella parte alta dell’immagine si può osservare il Parco Nazionale di Sanjay Gandhi, con i suoi laghi e le sue ampie aree verdi.

Nel parco è facile incontrare amanti dello jogging, della natura e devoti delle divinità religiose: ma anche leopardi. Spesso si verificano avvistamenti di leopardi alla periferia del parco, principalmente a causa delle abbondanti risorse di cibo, come i cani randagi che si nutrono di rifiuti. Uno studio ha appurato che i cani randagi formano oltre  il 50% della dieta alimentare dei leopardi.

Questa immagine è stata acquisita dal satellite  ALOS il 23 Marzo 2011.

 

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Mumbai

The western Indian city of Mumbai is pictured in this image from Japan’s ALOS satellite (view/download it in Hi-Res).

Mumbai sits at the mouth of the Ulhas River – seen in the upper right – which carries sediments into the harbour and out to the Arabian Sea. Numerous vessels are visible in the waters, some of them approaching the city’s naturally deepwater harbour.

To the west of Mumbai and across the water is Navi Mumbai, one of the world’s largest planned townships, developed to decongest Mumbai.

Mumbai is the fifth largest metropolitan area in the world, with a population of over 20 million. It is located on a claw-like peninsula of Salcette Island (centre), which was originally seven separate islands until 19th century land reclamation projects joined them together.

The docks of Mumbai harbour are located on the east side of the peninsula. The curve at the bottom of the peninsula is Back Bay, and we can see the sands of the Chowpatty Beach within the curve.

The oval green space on the west side of the city is the Mahalaxmi hourseracing track.

Near the top of the image we can see the Sanjay Gandhi National Park, with lakes and vast green areas.

Joggers, nature lovers and devotees who worship deities are common in the park – as are leopards. Leopard sightings often occur on the periphery of park, mainly due to abundant food resources such as stray dogs, which live off refuse. One study found that dogs form well over half of the leopards’ diet.

This image was acquired by ALOS on 23 March 2011.

 

(Fonte: ESA - Image of the week: "Mumbai". Traduzione: Gianluca Pititto)



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Mar Morto

ESA - Immagine della settimana: Mar Morto (09 Novembre 2014)

L'immagine che pubblichiamo questa settimana è stata acquisita dal satellite Landsat-8 e ci porta sull’ area del Medio oriente in cui  la Rift Valley della Giordania si estende da nord a sud (guardala / scaricala in alta risoluzione).
 

Elemento caratteristico più importante di questa immagine è il Mar Morto: costituisce il punto più basso della superficie terrestre, oltre 420 metri sotto il livello del mare. A causa della sua elevata salinità i pesci non possono vivere  in questo bacino idrico, sebbene siano presenti batteri e funghi.

Il Mar  Morto, che ha il fiume Giordano come sua principale fonte di approvvigionamento idrico, è un bacino cosiddetto ‘endoreico’, termine che indica l’assenza di sbocchi di uscita per l’acqua. Nonostante questo, il livello dell'acqua è calato per effetto di una  deviazione dell’immissione idrica dal fiume.

Da notare i rettangoli di colore verde appena a sud del Mare. Si tratta di un grande complesso di stagni di evaporazione minerale, utilizzati per produrre il cloruro di sodio e altri sali per l'industria chimica, per il consumo umano e per quello animale. Questi stagni sono separati dalla parte settentrionale del Mar Morto da quella che una volta era la Penisola Lisan: ma l’abbassamento del livello delle acque  ha causato  l’emersione del fondale marino, determinando la completa divisione delle  due sezioni.

Attraversando la parte restante  dell'immagine si possono vedere alcuni centri abitati: Amman, la capitale della Giordania (in alto a destra) e Gerusalemme, vicino alle colline verdi che si trovano a ovest del Mar Morto. Più a ovest si possono osservare  macchie verdi corrispondenti a terreni agricoli sulla pianura costiera, con Tel Aviv sulla costa Mediterranea.

Nell' angolo in basso a sinistra dell'immagine si può chiaramente riconoscere  la separazione  tra Israele e la Striscia di Gaza non solo nella linea di confine, ma anche grazie alla differente natura  delle pratiche agricole.

Questa immagine Landsat-8 è stata acquisita il 4 luglio 2013. Attraverso il portale dell'ESA dedicato a Landsat-8 gli utenti registrati possono accedere ai dati prodotti dalla missione - relativamente all’Europa-  entro tre ore dalla loro  acquisizione.

Nota. Il portale Landsat-8 dell’ESA è raggiungibile con il link:  https://landsat8portal.eo.esa.int/portal/

 

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Dead Sea

This image from the Landsat-8 satellite brings us over part of the Middle East, with the Jordan Rift Valley running north to south (view / download it in Hi-Res).

The most prominent feature in this image is the Dead Sea: the lowest point on Earth’s surface, more than 420 m below sea level. The extremely high salinity means fish cannot live in this water body, although there are bacteria and fungi.

With the Jordan River as its main source of water, the Dead Sea is an ‘endorheic’ basin, meaning that the water has no outflow. Nonetheless, the water level has been dropping, an effect of the diversion of incoming water from the river.

Note the greenish rectangles just south of the Sea. This is a large complex of mineral evaporation ponds used to produce sodium chloride and other salts for the chemical industry and human and animal consumption. These ponds are separated from the northern part of the Dead Sea by what once was the Lisan Peninsula but lowering water levels have exposed the sea bed, dividing the two sections completely.

Throughout the rest of the image we can see built-up areas such as Amman, the capital of Jordan, in the upper right and Jerusalem near the green hills west of the Dead Sea. Further west we can see green patches of agriculture on the coastal plain, with Tel Aviv on the Mediterranean coast.

In the lower-left corner of the image, we can clearly see the division between Israel and the Gaza Strip not only by the outline of the border, but in the difference in agricultural practices.

This Landsat-8 image was acquired on 4 July 2013. Through ESA’s Landsat-8 portal, registered users can access data from the mission over Europe within three hours of acquisition.

Note: Landsat-8 portal at: https://landsat8portal.eo.esa.int/portal/

 

(Fonte: ESA - Image of the week: "Dead Sea". Traduzione: Gaia Cesaretti)

 


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Lake County (USA)

ESA - Immagine della settimana: Deserto alto (19 Ottobre 2014)

L’ immagine  di questa settimana è stata acquisita dal satellite Sentinel-1A  al di sopra del Lago County nello stato dell’Oregon (USA) il 17 Luglio scorso (guardala / scaricala in alta risoluzione).

Sebbene il nord-ovest degli Stati Uniti sia sede di abbondanti precipitazioni, la cosiddetta ‘alta regione desertica’ ad est della catena delle Cascade Mountains è decisamente secca. La maggior parte delle colture hanno tuttavia bisogno di irrigazione, come si deduce dai cerchietti visibili nell’immagine, generati da sistemi di irrigazione a pivot centrale.

Il radar di bordo del satellite Sentinel-1A   raccoglie informazioni  utilizzando sia impulsi radar orizzontali che verticali, a cui corrisponde l’assegnazione di differenti colorazioni nell’immagine. In questa acquisizione  superfici irregolari – come le aree vegetali- appaiono di colore bianco e blu chiaro, mentre superfici più lisce appaiono di colore rosso e nero.

Alcune delle aree di colore nero sono  dei laghi, oppure lo sono stati in passato. Questi laghi hanno avuto origine dallo scioglimento dei ghiacciai nell’ultima era glaciale, ma si sono poi prosciugati con l’avvento di un clima più secco.

Spostandosi da nord a sud passando per il centro dell’immagine possiamo osservare una linea di puntini rossi distribuiti  uniformemente. Si tratta di riflessioni provenienti dai tralicci metallici che sostengono le linee per la trasmissione dell’energia elettrica. Mentre queste strutture sono difficili da individuare  in una immagine ottica, la loro riflettività le rende particolarmente visibili in una immagine radar.

Lanciato nel mese di Aprile, Sentinel-1A ha recentemente completato la sua fase di ‘commissioning’, che ha assicurato che il satellite, gli strumenti a bordo, le procedure di acquisizione ed elaborazione dei dati  funzionano tutti correttamente. Durante questa fase il satellite ha dovuto effettuare ben otto volte manovre atte ad evitare l’impatto con detriti spaziali.

Il satellite è ora pienamente operativo e sta producendo dati per un ampio spettro di servizi e per la ricerca scientifica.


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High desert

This image from Sentinel-1A was acquired over the Lake County in US state of Oregon on 17 July (view / download it in Hi-Res).

Even though the northwestern United States receives plenty of rainfall, the ‘high desert region’ east of the Cascade Mountain Range is fairly dry. Most crops require irrigation, such as the circles visible in this image from a centre pivot irrigation system.

Sentinel-1’s radar gathers information in either horizontal or vertical radar pulses, and colours were assigned to the different types. In this image, rough surfaces – like vegetated areas – appear white and light blue while smoother surfaces are red and black.

Some of the black areas are – or once were – lakes. These lakes formed when glaciers melted after the last ice ages, but dried up as the climate became drier.

Running north–south through the centre of the image we see a line of evenly dispersed red dots. These are reflections from metal towers holding power lines. While these structures are difficult to spot in optical imagery, their reflectivity makes them more visible to radar.

Launched in April, Sentinel-1A recently completed its commissioning phase, ensuring that the satellite, instruments, data acquisition and data processing procedures are working well. During this phase, it manoeuvred eight times to avoid space debris.

The satellite is now fully operational delivering radar data for an array of services and scientific research.

 

(Fonte: ESA - Image of the week: "High desert". Traduzione: Gianluca Pititto)

 


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