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Il Geoportale degli Incendi Boschivi e la loro perimetrazione col drone

Il Geoportale degli Incendi Boschivi e la loro perimetrazione col drone

L’aumento delle temperature estive e della siccità ha allertato negli ultimi decenni l’intera Europa con particolare riguardo ai paesi dell’area mediterranea. Basti pensare agli incendi del 2018, che, meno estesi in totale per superficie di quelli degli anni precedenti con 178.000 ettari bruciati, hanno interessato un numero più ragguardevole di paesi, non solo Italia, Spagna e Grecia, con zone forestali singolarmente più grandi che mai, andate in fumo, paesi mediorientali e nordafricani, ma anche Svezia, Portogallo e Regno Unito.

Gli otto mesi consecutivi di incendi che nel 2019-20 hanno devastato 170 milioni di ettari del territorio sud-orientale australiano hanno comportato un aumento del livello d’inquinamento dell’atmosfera al rilievo satellitare, che ha reso Melbourne per giorni la città più inquinata del mondo, ma soprattutto le forze nazionali dei VV FF e della Protezione Civile hanno soccorso nell’emergenza la popolazione resiliente di fronte alle proporzioni del disastro, dovendo desistere dal poterne spegnere la potenza massiva e subitanea dovuta all’andamento ciclonico ventoso: vale a dire un uragano di fuoco. 

Nel 2021 l’Italian Institute for Planetary Health (IIPH) ha dichiarato che l’Italia è stata il primo paese in Europa e il secondo nel mondo per la frequenza del fenomeno di incendio boschivo superiore ai mille ettari, senza considerare che il Belpaese ha una delle flottiglie aeree antincendio boschivo più efficienti e consistenti a livello planetario all’attivo della Protezione Civile. Quest’anno anche Grecia e Spagna hanno già subito la devastazione di migliaia di ettari di boschi e di macchia mediterranea incendiati nel solo mese di luglio, portando in EU il fenomeno estivo, con il caldo torrido e la penuria d’acqua, nuovamente alle proporzioni di disastro ambientale, per di più sempre più vicino alle aree metropolitane, come nel Lazio, tra le regioni italiane più colpite. Mentre l’European Forest Fire Information System (EFFIS) ha reso noto che sono 19, cioè la maggioranza, i paesi a rischio grandi incendi di mille ettari e oltre nella Comunità europea e che quella che stiamo vivendo è la più grande siccità mai verificatasi da 76 anni a questa parte. Riguardo le misure di prevenzione l’istituzione europea ha posto l’accento sul progressivo abbandono delle campagne all’origine del mancato controllo sul territorio da parte dei suoi abitanti verso il rischio di sviluppo rapido di focolai dolosi, anche se la loro insistente prossimità ai centri urbani lascia immaginare che possa essere attribuito all’intento di eliminare rapidamente col fuoco ingombranti discariche altrettanto improvvisate o l’accumulo di detriti e materiali inquinanti. Forse l’Europa dovrebbe proporsi un’agenda più pragmatica riguardo le nuove produzioni di inquinanti, invece di sbandierare green, sia pure temporaneamente, quello che, come le centrali nucleari, non può smantellare senza costi elevatissimi, superiori ai benefici prodotti, tra i quali, cosa che beneficio non è, tutt’altro, il surriscaldamento terrestre.

Certamente fondamentale può dirsi quanto l’Italia sta facendo sul piano della prevenzione e della difesa del patrimonio boschivo e forestale, parallelamente e di supporto agli interventi nell’ambito della Protezione Civile e ambientale.

Il Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari (CUFA) dal 2019, di concerto con l’Arma dei Carabinieri ha avanzato, nel settore della Space Economy e nei termini dell’ecosostenibilità, l’individuazione degli assetti satellitari più mirati al contrasto del fenomeno degli incendi boschivi per mezzo, in attuazione del D.L. 120/2021, del Geoportale degli Incendi Boschivi, in esercizio dallo scorso 1 aprile 2022. L’iniziativa consente di mappare e riversare nel database i percorsi degli incendi boschivi da satellite e da terra, di verificare a ritroso dallo spargimento raggiunto, nelle condizioni meteo di direzione del vento e di espansione naturale del sossuolo boschivo dove più attecchisce, i focolai originari dell’incendio e di verificarli. Sottoponendo con questa tecnologia sensibile l’area interessata al diretto controllo, oltre che degli organi di tutela, dei Comuni preposti all’attivazione dei vincoli di inedificabilità normativi per i dieci anni successivi all’incendio, previsti dalle normative vigenti e nei quali l’ecosistema boschivo protetto potrà rigenerarsi spontaneamente, fungendo da deterrente ad ogni altro proposito degenerativo di malitenzionati incorrenti nella medesima ipotesi di reato di distruzione.

Nella sezione Catasto Incendi del Sistema informativo della Montagna (SIM) le perimetrazioni a titolo gratuito, resteranno a disposizione dei Comuni coinvolti per l’apposizione e il rispetto delle misure di protezione e salvaguardia e le azioni repressive delle violazioni eventuali, che non possano più dirsi isolate. Previdenze analoghe interesseranno il formarsi di discariche abusive nel patrimonio forestale, boschivo e delle acque, insieme all’ambiente marino, al patrimonio di bacini fluviali e lacustri e ai ghiacciai, influenti l’andamento climatico e le risorse energetiche rinnovabili del paese, nei termini della Space Economy, al pari dei Bio Parchi e dei Parchi Marini. 

Il Geoportale degli Incendi Boschivi in qualche misura anticipa gli intenti a livello mondiale e soprattutto europeo che ricercano le linee guida nella prevenzione. Fra queste s’inserisce il Progetto di ricerca PEDROS per la sorveglianza delle zone boschive, protette e non, e le limitrofe, al fine di migliorare con droni pilota, senza il rischio di perdita di vite umane nell’avvicinamento, il pronto intervento per la delimitazione delle aree percorse dal fuoco. PEDROS è un acronimo che sta per: PErimetrazione automatica di incendi con DROne equipaggiato con Sensore specifico, dove la tecnologia sostituisce l’elemento umano nell’esposizione al pericolo, consentendo di tracciare in automazione le aree percorse dal fuoco subito dopo il loro spegnimento, consentendo anche di circoscrivere l’area di innesco, per le successive indagini volte ad individuarne le cause.

Il progetto, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), in via di sviluppo da parte di tre componenti il Consorzio d’imprese e cioè: Alma Sistemi, Mediageo e Sapienza Università di Roma, ha individuato quattro principali Test di volo praticabili dal modello di drone altamente robotizzato e finalizzato agli obbiettivi mirati dalle seguenti esemplificazioni degli scenari d’intervento:

scenari test pedros

Attualmente è in corso la selezione del più appropriato sensore, in grado di discernere automaticamente la linea di separazione, nell'immagine telerilevata dall'alto, dell'area incendiata.

Il portale incendi è visitabile a questo link.

Per maggiori informazioni sul progetto ASI PEDROS vai a questo link

 

 


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