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Lunedì, 30 Luglio 2018 08:05

Il mercato attuale della cartografia in italia

Attilio Selvini
Una porzione della cartografia DBT 1:2000 aggiornamento 2012 del Comune di Milano Una porzione della cartografia DBT 1:2000 aggiornamento 2012 del Comune di Milano

Mi sono occupato delle aziende di cartografia (10), poi di quelle legate alla produzione dei relativi strumenti, quindi delle invenzioni e in genere del contributo italiano in tale settore molte volte, in tempi diversi e su diverse piattaforme: ne fa fede la bibliografia in fondo a questo articolo. Articolo che ha origine nella curiosità che nasce da due fonti: la prima è costituita dall’osservazione della rivoluzione, che nel giro di un paio di decenni ha mutato il volto delle discipline del rilevamento e della rappresentazione cartografica. La seconda trova fondamento nel rammarico per il sicuro regresso che ha visto il nostro Paese collocato fra gli ultimi, per quanto riguarda ricerche, produzione, attività in tale ambito. Paese che almeno sino a mezzo secolo fa, al contrario primeggiava ancora nell’intero mondo.

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L’Italia non ha più da tempo una industria ottico meccanica civile (3), al contrario di altri Paesi europei più o meno grandi (Francia, Svizzera, Germania, Ungheria, Svezia …). L’Italia ha un catasto vecchio, frastagliato e imbastardito da troppi, inutili tentativi di aggiornamento e adeguamento (9). Altre nazioni europee se lo sono fatto o rifatto in chiave attuale. L’Italia non ha più un serio bacino universitario di ricerca nel settore (12) e conta ben poco nell’ambito delle associazioni internazionali corrispondenti (ISPRS, FIG … ). Negli anni Sessanta del ventesimo secolo, con sole TRE cattedre universitarie di topografia (Milano, con Luigi Solaini, Bologna, con Paolo Dore, Pisa, con Silvio Ballarin) ed UNA di geodesia (Trieste, con Antonio Marussi) l’Italia aveva un posto sicuro in Europa (nelle altre università, una decina, vi erano solo incaricati). Ora che le cattedre di prima e seconda fascia sono pressappoco un centinaio (!) quanti nomi italiani risuonano nei congressi internazionali? Quali cariche di prestigio abbiamo nelle associazioni (11)?

Le invenzioni eclatanti italiane, per almeno mezzo secolo, a partire dagli anni Venti di quel secolo, stupivano il mondo, accanto ad altre minori (fra le prime, quelle di Nistri (13) e Santoni, fra le seconde almeno quelle di Bartorelli e Inghilleri (16).
Con la tipica fantasia imprenditoriale italiana, nate le Regioni, vennero al mondo anche una miriade di imprese di cartografia più o meno ben fatte, molte delle quali scomparse “nel far d’un mattino” (10). Con altrettanta tipica fantasia, stanno ora spuntando come funghi delle micro imprese rivolte all’uso dei cosiddetti “droni”: basta girare un poco su Internet per rendersene conto. Una importante azienda mi conferma che: “… il mercato (del rilevamento con RPA) è allo sbando, i clienti sono sempre meno interessati ad un  buon prodotto guardano solo il prezzo. Inoltre l'ignoranza è tale da essere   convinti che con il Drone si può rilevare qualsiasi superficie …”

*Già presidente della Società Italiana di Topografia e Fotogrammetria.
Altra azienda di importanza internazionale, mi fa sapere che: “CGR ha da tempo costituito un azienda che utilizza Droni. Il nome è AeroDron con sede a Parma; gli utilizzi (complementari alla nostra attività di telerilevamento) sono in particolar modo: rilievi ad altissima risoluzione (3cm GSD) di linee elettriche, ispezioni visive di manufatti, ricostruzione 3D di edifici ed aree archeologiche, ricognizione urbana per stato di conservazione amianto”. E ovviamente è proprio questa la linea da seguire per questa nuova forma della fotogrammetria, non quella delle mirabolanti promesse che si leggono navigando sul “web”. Un’azienda dell’estremo Nord mi fa sapere che: “ … Il drone rappresenta una interessante soluzione tecnologica nei rilievi di estensione limitata a poche decine di ettari e dove sia richiesto un elevato dettaglio (pixel a terra = 1 o 2cm). Il concetto di scala è superato dalla richiesta degli oggetti specifici da rappresentare”.
Il che è certamente corretto, ma non seguito dai nuovi improvvisati gestori di “droni” purchessia (a proposito, in inglese il “drone” è il fuco della grande famiglia delle api).  Mi scrive altra vecchia e importante azienda che: “ … Non abbiamo grandi richieste di rilievo da drone. Pensiamo che questi nuovi sistemi da drone stiano segnando la morte della conoscenza della fotogrammetria. Fanno tutto da soli, non c'è quasi interazione con l'operatore. E producono "cose" tridimensionali che nulla hanno a che fare con le cartografie classiche … “.
E qui si insinua pericolosamente una nuova tecnica, che si sta rapidamente e anche pericolosamente diffondendo, quella detta al solito con sigla americana “BIM” (Building Information Modeling) che sta dilagando soprattutto nelle università, con mescolanza di tecniche varie ivi compresa quella che un tempo era la fotogrammetria architettonica detta poi “dei vicini”. Se ne aveva avuto sentore già alla fine del millennio; nella “Settimana Fotogrammetrica” del 1999, allora ancora gestita da Carl Zeiss e dall’Istituto di Fotogrammetria dell’Università di Stoccarda (ifp). La relazione di Dieter Fritsch, che era succeduto nella direzione del simposio a Friedrich Ackermann, sollevò l’attenzione di tutti i presenti con la lunga relazione dal titolo: “Virtual cities and landscape models – wath has photogrammetry to offer?” e in particolare con il capitolo “3D city models”. L’oratore illustrava la possibilità di rilevare e rappresentare un edificio sia per la parte esterna che per quella interna, insieme alla struttura e a tutte le sue particolarità, compresi allacciamenti a reti di vario tipo. Proprio in una precedente “Settimana …”, sempre a Stoccarda era stato presentato un quadrielicottero per scopo aerofotogrammetrico, fra la sorpresa dei partecipanti. Subito dopo il progresso tecnologico nell’ambito sia di questi vettori (gli RPA (Remoted piloted aircraft: questa è la denominazione raccomandata dalla “European RPAS Roadmap”, che suggerisce di evitare il termine “droni”) come in quello parallelo dei sensori di presa e dei programmi di calcolo, incominciò la sua lunga marcia in ambito civile e in specie in fotogrammetria. In questo ambito si colloca proprio e fra gli altri il BIM.
Ma ora parliamo più dettagliatamente del mercato cartografico; le eclatanti commesse seguite alla formazione delle Regioni, aveva creato fra gli anni Settanta e la fine del secolo una inusitata crescita delle aziende di produzione per via aerofotogrammetria, spesso limitate alla sola restituzione: ne ho detto altrove (2, 7, 10). Giunta l’era della fotogrammetria digitale e dei SIT, gli enti pubblici, in testa i Comuni a al seguito le Regioni, non si accontentarono più di onesta cartografia numerica; tutti vollero passare a “sistemi informativi territoriali” accatastando miliardi di dati, che nessuno poi saprà razionalmente utilizzare. La situazione, anomala, è arrivata sino ai nostri giorni: una breve indagine fra alcune aziende serie (le poche restanti!) me ne dà atto; naturalmente non ne cito le fonti. E’ ormai invalsa la moda per cui si sprecano “… le richieste di realizzare Data Base “bizzarri” che non trovano mai pieno soddisfacimento tra le parti “. Così una seria azienda ottimamente guidata. Le richieste di semplice cartografia tecnica per i PGT e per l’urbanistica in genere sono ormai poche. Afferma un’altra delle aziende interpellate che “ … il mercato dopo il 2010 ha avuto un tracollo; gli appalti pubblici sono stati dapprima bloccati completamente e ora procedono a singhiozzo e in modo discontinuo sul territorio nazionale ….. Anche l'associazione di categoria ANIAGEO è stata chiusa per mancanza di adesioni. Il panorama non è dunque confortante ….” Due parole a proposito della citata ANIAGEO (2). Negli anni Settanta era sorta, per opera di Paolo Emilio Nistri, figlio del grande Umberto, la ANIAF (Associazione Nazionale Industrie AeroFotogrammetriche). Riuniva le migliori aziende del momento, e pubblicava “Aniaflash”, un mensile di notizie molto utili alla categoria non solo: ma anche estesa a ciò che accadeva nelle università e in genere nell’ampio settore topocartografico. Passata poi alla direzione di un altro ottimo collega, il professor Franco Bernini dell’Università di Parma e titolare di una delle storiche aziende di fotogrammetria, lo “Studio Carra”, finì con poche adesioni. Sorse, per opera di altri volenterosi imprenditori, la “UNIGEO” (2) che venne diretta da chi scrive, e si fuse poi con la appena sopra citata ANIAGEO, come si vede oggi scomparsa “ … per mancanza di adesioni”. Alla mia domanda: “ … Quante aziende di cartografia sono rimaste attive in Italia, dopo il giro del millennio? mi risponde uno degli interpellati come segue:
“Sinceramente non ho idea!!! Qualche azienda a Firenze (Rossi, Studio A, Benedetti), altre a Parma (Staff) e Milano (Serma, Mastore) ed alcune in Puglia (su quest’ultime preferirei non fare commenti). Altra risposta, certamente non confortante: “ … Difficile fare dei numeri, non esistendo più Aniageo; rispetto al 2010 il numero delle aziende si è più che dimezzato e le superstiti si sono pesantemente ridimensionate per ridurre i costi proporzionalmente alla diminuzione del fatturato”. E ancora, risponde la SARA Nistri, l’unica delle quattro storiche aziende rimasta attiva dopo quasi un secolo: “ … Alcune aziende ancora resistono. Ci risultano operative almeno una decina di aziende, ma tutte si sono riconvertite ad altri settori, principalmente la topografia. A Roma siamo rimasti praticamente solo noi. La nostra azienda oggi presumo sia l'unica o quasi - a livello nazionale - che continua a operare con la fotogrammetria classica, soprattutto per le "perizie aerofotogrammetriche" con foto aeree storiche per accertare lo stato dei luoghi a data certa, soprattutto per abusivismo edilizio. Non le nascondo che abbiamo enormi problemi a formare nuovo personale e a farci assistere sugli stereorestitutori, ma dobbiamo resistere perché una nicchia di mercato, almeno per noi, esiste ancora”.
Altra una risposta, da parte di una solida azienda sicuramente affidabile e con commesse anche all’estero:  “Aziende cartografiche rimaste attive, circa 15/20; nel frattempo sono sorti degli
" avventizi " che rovinano sempre di più questo povero mercato”.
All’inizio di questa articolo ho accennato al catasto. A specifica domanda sul suo stato, mi si risponde, da parte delle aziende interpellate, come segue:
“ … Il catasto, oggi passato sotto il coordinamento della Agenzia delle Entrate, potrebbe fare molto ma in realtà continua a rimanere schiavo di vecchi concetti cartografici che di fatto immobilizzano qualsiasi possibilità di rilancio. Buttiamo via tutto (o quasi) e rifacciamolo!!!!”.
Altre sintetiche risposte, alla domanda “Il catasto offre qualche possibilità di lavoro?” qualcuno risponde: “… Catasto.  Nessuna possibilità di lavoro”. E qualcun altro:: “ … Per quanto ci risulta assolutamente no”, E ancora: “ … Non che si sappia … “. Che dire mai?
Purtroppo anche gli altri Enti cartografici di Stato sono assenti. Alla richiesta se vi siano commesse da parte di IGM, CIGA, IIM e Servizio Geologico, da varie parti si risponde come segue:
“ … solo il CIGA fa realizzare di tanto in tanto voli aerei per la carta ostacoli degli aeroporti militari …”
“ …. IGM: poco o nulla che si sappia, salvo vendere i grigliati di ondulazione del geoide nel nuovo formato RDN2000 ….”
“ … Per quanto se ne sa assolutamente nulla .. ”
“ … I.G.M. non esiste. Noi siamo sempre più soli; Gli altri Enti , non esistono più … “.
Sconfortante, come si vede.
Gli incredibili progressi registrati sia nella presa che nella restituzione nell’arco di un ventennio, si sono naturalmente riversati sulle aziende produttrici di cartografia. Alle domande relative, le risposte sono state quasi unanimi; prese da camere digitali anche oblique, restituzioni solo da stazioni digitali utilizzando i numerosi software oggi disponibili, a cominciare da quelli forniti ormai sin dalla fine del millennio e provenienti da Inpho di Stoccarda ideato da Ackermann e ora gestito da Trimble. Ecco alcune delle risposte:
“ … Strumenti di presa, la camera migliore è la Vexel, restituzione sempre con G-Carto abbiamo visionato anche nuovi prodotti tedeschi, senza trovare soluzioni eclatanti … “
“ … Oggi Hexagon (Multinazionale Svedese) che ha comprato Zeiss e Leica: da questa operazione le uniche due case rimaste pressoché autonome sono Vexcel ed Optech; oltre ad altri sensori fotografici e Lidar, oggi Leica produce un unico sensore denominato City Mapper che utilizza un sensore Lidar, un sensore fotografico ed uno obliquo il tutto racchiuso in un unico dispositivo! La capacità quindi di avere tutto in uno e la robustezza dei relativi software di elaborazione, consente di operare con notevole efficienza ….”.
“ … Le riprese si fanno completamente in digitale, sempre più spesso in abbinamento al LIDAR. Il mondo del software offre una scelta estremamente variegata difficile da descrivere in poche righe …”.
“ … Strumenti di presa: essenzialmente camere fotogrammetriche digitali. Strumenti di restituzione: solo digitali Formazione di cartografia: essenzialmente con pacchetti CAD” .
Altre risposte sono sullo stesso binario, come del resto è comprensibile.
Sulla possibilità di avere commesse da altri Paesi, magari al di fuori dell’Europa, le risposte sono anch’esse sconfortanti. Siamo ben lontani dagli anni Trenta del ventesimo secolo, allorché la SARA – Nistri rilevava Saõ Paulo al 2000! Ecco qualche risposta:
“ … Stiamo lavorando in Medio Oriente e Francia, in particolare con IGN per mappatura Lidar di aree a rischio inondazione … “.
“ …  Commesse estere, nessuna. Gli Enti italiani fanno qualche gara a livello europeo ,ma noi non vediamo nessuna gara di altri paesi E questo la dice lunga sul provincialismo italiano)”.
“ … Sì, utilizzando le nuove tecnologie quali laser scanner, lidar e sapr (droni); così si riescono ad affrontare spedizioni rapide ed efficaci al seguito dei principali studi di progettazione ed imprese impegnati all'estero. Non ci risulta invece che ci siano imprese cartografiche italiane impegnate in appalti per altri Paesi”. Ancora sconfortante, ma vero.
Come concludere questa nota? Non lo so in verità nemmeno io. Piangere sul presente e ricordare il passato non serve. Troppe sono le anomalie italiane rispetto al resto d’Europa (e del mondo). Nessuna attività universitaria (salvo qualche tentativo, a Milano e dintorni) per la formazione razionale di un ingegnere topografo, come fanno tutti dalla Svizzera alla Croazia, dalla Germania alla Francia. Geometri ufficialmente scomparsi e sostituiti da “periti” polivalenti, in cui la topografia è poca cosa e la fotogrammetria è del tutto assente (15). Organi cartografici dello Stato in coma o quasi, soprattutto per la mancanza di finanziamenti. Regioni e altri enti pubblici (il caso delle Provincie ufficialmente abolite, ma tuttora in qualche modo esistenti è esemplare) litigiosi, mal gestiti, inconcludenti, nelle mani per ciò che ci riguarda di tecnici incompetenti e incapaci. Mancanza (da più parti sottolineata) di un organo dirigente e dirimente (siamo l’unico Paese Europeo senza una Commissione Geodetica Nazionale!). Il futuro è pericolosamente incerto.

Richiami bibliografici

Su: Rivista del Catasto e dei Servizi Tecnici Erariali, Roma
1) L'evoluzione della fotogrammetria dalle origini ai giorni nostri, n. 3/97
2) UNIGEO: una nuova associazione, n. 3/2004
3) C’era una volta l’industria Ottico-Meccanica italiana. n. 3/2009.

 

Su: Bollettino della SIFET, Milano

4) Rapporto sulla situazione della topografia in Italia, (in coll. con S. Donnini), n.3/67.

5) La Filotecnica Salmoiraghi: centovent'anni di storia, n. 3/86

6) Il catasto ed i comuni, n.3/2003

Su: DOUMENTI del territorio, Roma

7) Indagine sullo stato attuale della CTR; (in coll. con G. Bezoari) n. 26/92.

 

Su: Noi Geometri, Milano

8) Nuovi indirizzi e nuove frontiere in fotogrammetria, n. 5/91.

Su: GeoMedia, Roma

9) La banca dei dati catastali: considerazioni sul rifacimento totale, n° 3/2011 .

10) Le imprese di cartografia fotogrammetrica in Italia. n° 2 /2014.

11) La presenza italiana nelle organizzazioni internazionali di geomatica. n. 4/2014.

12) Qualche riflessione sull’interazione fra università e industria nel settore ottico-meccanico. n.5/2014.

13) A mezzo secolo dalla scomparsa di Umberto Nistri. n°.1/2012.

14) Un grande fotogrammetra: Licinio Ferretti, n° 1/2014

15) ) Riflessioni su di un programma ministeriale in coll. con C. Monti, n° 3/2013.

 

Su Il Seprio, Varese

16) L’ultimo fotogrammetra italiano del XX secolo. N° 1/2014.

 

Altrove

17) Stato attuale della Cartografia in Italia, con suggerimenti per l'uso pratico delle carte, in "La cartografia per l'urbanistica e l'architettura", ed. CLUP, Milano, 1985.

18) Carte catastali e cartografia tecnica comunale: un test di confronto (in coll. con G. Bezoari) in “Atti 9° Conferenza Nazionale ASITA”, 2005.

 

 


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Commenti  

# Un comparto finito praticamente nel nulla senza che nessuno facesse nulla.Michele 2018-08-31 12:09
Gentile professore, per un periodo abbastanza ampio della mia vita professionale ho vissuto di cartografia.
Per diversi anni ho lavorato sia come Direttore Tecnico di alcune delle aziende più grosse del meridione sia come consulente e collaborate di una nota azienda italiana che ancora oggi tra mille difficoltà sviluppa software di fotogrammetria aerea e da drone per la produzione di dati cartografici in formato numerico.
Ho letto con attenzione la nota proposta e mi ritrovo con il quadro complessivo da Lei descritto.
Vorrei però aggiungere, a tal riguardo, alcune personali considerazioni.
Negli ultimi 25-30 anni la richiesta di prodotti cartografici, e mi riferisco in particolare alla cartografia numerica ottenuta da volo aereo, da parte degli ENTI si è ridotta notevolmente al pari delle risorse economiche destinate a tali attività.
A questa continua costrizione del mercato, le Aziende si sono adeguate abbassando notevolmente i prezzi dei prodotti riducendo all’osso i costi di produzione. Il risultato? Inselvaggiament o del mercato (alcune aziende proponeva ribassi di ben oltre il 45%, oggi i costi si sono ridotti così tanto che l'affidamento è diretto indipendentemen te dalla scala), aziende sempre più piccole (oggi il 98% delle Aziende ancora esistenti è costituita da un organico di due operatori in genere i soci con qualche amico nostalgico) e la qualità sempre più scadente (volendo essere buoni, solo il 2-3% della cartografia numerica prodotta oggi verrebbe collaudata).
Le Aziende stremate economicamente in genere licenziavano, le altre che non lo erano ancora semplicemente non assumevano.
La notizia che il settore o meglio il comparto non offriva opportunità di lavoro si è diffusa rapidamente tra i giovani e questo ha comportato meno iscritti nelle università. Meno iscritti ha voluto dire il dirottamento, immediato, delle menti più brillanti verso materie più redditizie. In sintesi, declino degli aspetti scientifico-cul turale della disciplina.
Legate strettamente al settore della cartografia erano le Aziende che sviluppavano stazioni software di fotogrammetria aerea per la produzione del dato cartografico. Quindi, entrando in crisi le Aziende produttrici di cartografia sono entrate in crisi anche le software house che sviluppavano gli strumenti software utili alla produzione. Per formare uno sviluppatore software su questione legate alla fotogrammetria aerea/terrestre ci vogliono almeno 5 anni, per non parlare poi degli aspetti legati alla ricerca per migliorare il prodotto. Il risultato? La chiusura di prestigiose software house legate a questo mondo e quindi la conseguente perdita dal punto di vista tecnologico inestimabile.
Un comparto finito praticamente nel nulla senza che nessuno facesse nulla.
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