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Consumo di suolo e rischio idrogeologico elementi prioritari nel contratto di governo

Nel contratto di governo recentemente approvato compaiono due argomenti di rilevante importanza ambientale: il consumo di suolo, che tra parentesi viene declinato anche come “spreco di suolo”, e il rischio idrogeologico entrambi identificati per le linee attuative del programma.

Sono due argomenti che possono essere studiati solo se fondati su una solida realtà tecnica e legislativa. In entrambi i casi debbono essere supportati da uno strato cartografico adeguato alle esigenze stesse e che vada a fornire gli strumenti per dare una base di riferimento puntuale alle singole amministrazioni. Gli elementi territoriali vengono acquisiti a livello nazionale per alcuni scopi e non vengono trasferiti per gli altri usi. 

Le amministrazioni comunali si trovano spesso senza fondi per realizzare la cartografia tecnica e adducono anche questa scusa per il mancato controllo. È possibile pensare che nell’ambito dei valori e delle risorse che intervengono in tale ambito non si mettano a disposizione i fondi per la cartografia? Può un Comune, ad esempio come quello di Roma non avere una cartografia di dettaglio perché non ha in bilancio la programmazione per fare una cartografia dettagliata come meriterebbe?

Le regole che portarono alla realizzazione dell’Infrastruttura di Dati Territoriali nazionale, nello stato di digitalizzazione in cui ci troviamo, hanno creato una confusione tra la gestione digitale del dato e l’acquisizione digitale dello stesso. 

Eravamo abituati a pensare e progettare sulla carta, poi d’improvviso ci siamo trovati a progettare su sistemi digitali nei quali “a fatica” abbiamo portato, in digitale, il grande contenuto informativo della cartografia tradizionale. Basti pensare che solo recentissimamente molte amministrazioni regionali (tra cui anche la Regione Lazio) hanno iniziato ad usare versioni digitali “intelligenti” di una cartografia nata per la carta. 

Non possiamo certo confondere la cartografia digitale con quanto è comunemente chiamato “mappa di sfondo” fornita da Google Map o Openstreetmap o altre mappe il cui fine è diverso dalla cartografia tecnica. Oggi la cartografia tecnica è memorizzata in geodatabase con contenuti prevalentemente vettoriali molto specifici e rispondenti alla qualità ed accuratezza richiesta dai livelli amministrativi specifici dello stato, le regioni e i comuni.

L’impatto generato da tale carenza sul contenzioso territoriale forense è forte ed è generato dalla mancata conoscenza di tali specificità, semplicemente disatteso dalla formazione anche universitaria dei addetti o molto spesso dall’uso volutamente in malafede. Abbiamo bisogno di certezze per procedere operativamente alle verifiche sul territorio, considerato il guazzabuglio legislativo che ci confonde, per il rispetto del consumo di suolo o per realizzare modelli per il rischio idrogeologico atti a dare indicazioni di emergenza effettivamente attuabili. 

Non dobbiamo dimenticare che il rischio idrogeologico necessita di modelli digitali del terreno per le simulazioni di rischio, analogamente il consumo di suolo passa su una urbanistica pianificata e rispettata e solo una cartografia tecnica certificata e collaudata può fornire il necessario supporto. Tutto ciò si fonda sull’uso di immagini riprese dall’alto (satellite, aereo, droni) stereoscopiche per la gestione delle tre dimensioni, che sempre meno vengono realizzate con i criteri della Mappatura Cartografica 3D avviando economiche Ortofoto utilizzabili per la fiscalità agricola.

Il nuovo modello di controllo del territorio deve passare attraverso l’armonizzazione della spesa centrale operata con organi cartografici e una centrale di controllo e ottimizzazione della spesa, che trasmetta regole e specifiche alle Regioni e anche fino all’ultima amministrazione locale che non deve più lamentare l’assenza di una cartografia aggiornata.

 


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