Mazzon è il primo a sinistra, seguono, in ordine, Mina Cunietti, Giuseppe Inghilleri, seduto, la di lui moglie Bianca Rizzi con accanto Giovanna Togliatti e infine Mariano Cunietti.

A un secolo dalla nascita di Corrado Mazzon

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Un mio caro amico e compaesano, purtroppo scomparso prematuramente, era un fisico insigne (aveva l’incarico per l’insegnamento nella facoltà di medicina milanese, a soli venticinque anni) e lavorò per molti mesi nel laboratorio sito sulla “Testa Grigia” del Plateau Rosa appena sotto il Cervino, con la “camera di Wilson" alla ricerca delle tracce dei raggi cosmici.

Probabilmente quello che il caro Pasquale Casale non sapeva, era che lo strumento da lui e dai suoi colleghi usato sotto la neve del Cervino, era stato costruito in Italia da un altro fisico, di età maggiore per circa un decennio. Si legge infatti in Annali di storia delle università italiane (Leonardo Gariboldi, vol. II, Milano 2007) quanto segue: “ll 1938 fu caratterizzato da un profondo cambiamento nella struttura del gruppo milanese. Giuseppe Bolla e Amedeo Giacomini lasciarono Milano, rispettivamente per Palermo e per la direzione dell’Istituto di Elettroacustica del CNR a Roma, mentre nuovi professori e assistenti entrarono a far parte del gruppo; tra essi Antonio Murada Pisa, e una serie di giovani laureati di Milano: Giuseppe Cocconi, Giovanni Fioretti, Corrado Mazzon, Carlo Salvetti (1918-2005), Vittorio Somenzi (1918-2003) e Vanna Tongiorgi”. E continua: “ … Le elevate montagne della catena alpina con alcune località raggiungibili anche con l’ausilio di funivie e teleferiche si prestavano ottimamente allo studio della radiazione cosmica ad alta quota. Vanna Tongiorgi misurava raggi cosmici sul Cervino e, insieme a Giuseppe Cocconi, a Passo Sella. Nel frattempo, Corrado Mazzon progettava la prima camera a nebbia, uno strumento che permette di visualizzare il percorso di particelle ionizzanti“. . 

Corrado Mazzon, nato a Venezia nel 1918 e patrizio veneziano, passò dall’Università al Politecnico, chiamato da un altro fisico, Mariano Cunietti, di lui minore per un paio d’anni, che era già nel prestigioso Istituto di Geodesia e Topografia diretto da Gino Cassinis, allora anche direttore del Politecnico (non esisteva ancora la qualifica di “Rettore”, vedi in (1)). 

Quando io entrai, un poco titubante, come collaboratore per le esercitazioni in quell’Istituto, era l’autunno del 1961. L’ambiente era ancora quello ristrutturato da Cassinis un trentennio prima, con il salone a pianterreno dedicato ai grandi armadi che contenevano buona parte degli strumenti topografici, mentre aiuti e assistenti di ruolo avevano modesti locali. Verso la Facoltà di Agraria vi era una imponente officina opportunamente allestita con torni e fresatrici, trapani e lucidatrici, con due  bravissimi   addetti. Completavano   l’Istituto     bidelli  e   tecnici   diplomati, oltre alla austera  segretaria, diplomata in pianoforte, la cui sorella era la segretaria del Direttore del Politecnico. Nell’interrato dell’Istituto, vi era il famoso “trentometro” con le aste di tre diversi materiali. E poi le sale con alcuni imponenti restitutori fotogrammetrici, fra i quali spiccavano il “Beta 2” di Nistri col “Veltropolo” e lo “Sterocartografo IV” di Santoni. A parte, ben sorvegliato, il nuovissimo AP/c della OMI.

Corrado Mazzon stava in una stanzetta adiacente all’officina, e io gli venni presentato da Cunietti: mi sentii intimorito davanti al signore austero con giacca e gilet scuri e di dieci anni maggiore, già in possesso della libera docenza. Ci demmo del rispettoso “Lei”e per molto tempo non avemmo rapporti diretti.

Nel 1963 a primavera, vi fu a Cagliari il nono Convegno della SIFET, e il personale del Politecnico vi partecipò in massa. Fu allora che io e Corrado divenimmo amici; lo fotografai con la mia bella “Roilleiflex”, e una delle immagini è qui allegata.

MazzonMazzon è il primo a sinistra, seguono, in ordine, Mina Cunietti, Giuseppe Inghilleri, seduto, la di lui moglie Bianca Rizzi con accanto Giovanna Togliatti e infine Mariano Cunietti. 

Al congresso di Viterbo, il 26 ottobre 1967, io e Sergio Donnini fummo relatori ufficiali sul tema riguardante la situazione della topografia in Italia (2); Mazzon lo fu sugli strumenti topografici del tempo, materia su cui era veramente inarrivabile. Quando io entrai in Salmoiraghi, ci incontrammo spesso proprio perché lui era consulente della gloriosa azienda fondata nel secolo precedete dal Porro. E proprio sul Porro, molti anni dopo, scrivemmo assieme un lungo articolo sull’Uomo di Pinerolo (3), articolo che ebbe successo e parecchi riscontri.

Toccherà a lui la commemorazione del Porro, all’apertura del convegno SIFET di Mantova, il 23 settembre 1975; sul grande inventore aveva già pubblicato una lunga “memoria” (4). Durante il mio soggiorno in Salmoiraghi, insistetti perché si studiassero nuovi strumenti fra cui un distanziometro optoelettronico. Ne nacque una commissione cui naturalmente partecipò anche Mazzon che suggerì, da ottimo fisico qual era, di scegliere la soluzione della misura per impulsi (si era allora alla prima generazione di tali strumenti, che erano solo a differenza di fase). La cosa finì purtroppo, per la trasformazione della vecchia azienda fondata dal Porro, inglobata in una multinazionale, solo in una relazione tenuta al convegno SIFET di Palermo (5).

La carriera di Corrado Mazzon fu lunga e difficile; mi vien da piangere, vedendo oggi alcuni salti più o meno concorsuali di giovani rampanti che arrivano all’ordinariato nel giro di un decennio o giù di lì; con tutti i suoi meriti e le sue attività egli dovette aspettare un trentennio prima di avere una cattedra di geodesia e astronomia all’Istituto Idrografico della Marina, cattedra peraltro non dipendente dal Ministero della Pubblica Istruzione. E dovette così lasciare Venezia per l’altra città marinara, portandosi appresso molte delle sue cose fra cui un bellissimo pendolo che batteva il secondo. 

Ai convegni della SIFET partecipò sempre con attenzione e con alcune relazioni di notevole interesse; nella figura qui avanti lo si vede  accanto al professor Alfredo Marazio, già assistente di ruolo in Istituto e poi direttore centrale dell’ENEL a Roma.

Mazzon2

Mazzon fu presente anche alla famosa conferenza voluta da Bassetti in vista della formazione della cartografia regionale lombarda, e  lo si vede assieme a molti altri valorosi colleghi: è al centro nella seconda fila a partire dal basso, con ai fianchi Golinelli e Trudu, mentre l’ultimo a destra è Folloni. Nelle due file superiori si vedono Riccardo Galetto, Franco Bernini e Valentino Tomelleri, poi sotto a destra Ugo Bartorelli e Clemente Bonfigli, altri valenti professori e topografi. 

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Alcuni anni prima della scomparsa, Corrado veniva a trovare gli unici vecchi amici rimasti in Istituto; molti se ne erano già “andati”, e fra questi Giovanna Togliatti e Valentino Tomelleri. Alcuni, come Galetto, erano in altri atenei, dei “nuovi”  non conosceva nessuno. Si parlava dei tempi andati, e lui era come sempre molto critico, da buon fisico sperimentale e da profondo conoscitore degli strumenti di misura. Parlando delle meraviglie dei ricevitori satellitari (il collega Giuseppe Birardi, osservava allora con quella tecnica le deformazioni del Colosseo, notando la incredibile ripetitività dei risultati di misura) rimarcava sarcastico: “e va bene la ripetitività, ma in quanto ai valori assoluti, chi tiene conto di quello che succede ai segnali, passando dalla stratosfera all’atmosfera?”. La struttura muraria dell’Istituto (ormai sezione del DIIAR) era molto cambiata, e Mazzon  si sentiva spaesato. Non vi era più il suo vecchio studio, e nemmeno l’officina, coi due tecnici coi quali aveva a lungo lavorato, soprattutto nel settore dell’ottica; sentiva che il suo tempo era finito. 

OPERE CITATE

 

Attilio Selvini, già presidente SIFET


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