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Giovedì, 01 Marzo 2018 08:33

Droni e fotogrammetria, possono convergere?

Renzo Carlucci

Se da una parte assistiamo al graduale abbandono da parte delle Università Italiane della funzione formativa di base nel settore della geomatica, dall’altra ci troviamo di fronte ad un vero e proprio exploit di “corsi di fotogrammetria” organizzati da privati, per droni e software che di Fotogrammetria, classica, hanno ben poco.

Aeronike
VidaLaser

Certo è logico che se le Università adempiono male al loro scopo formativo, fioriscono poi, all’esterno, iniziative private volte a colmare una carenza di base, che è sentita. Ma in un momento in cui si assiste ad una “aziendalizzazione” delle Università, cosa ci potevamo aspettare?

Il dramma di tutto ciò è che l’incompetenza e la mancanza di informazione, che spesso pervade avventurosi esploratori che credono di aver scoperto l’acqua calda, ci porta ad una dequalificazione dei prodotti del rilievo spesso incontrollata.

La nobile disciplina della Fotogrammetria prese avvio a seguito della nascita della Fotografia e un grande impulso venne dalla invenzione dell’aereo, ma il vero grande motore che portò a impetuosi sviluppi tecnologici furono le necessità di cartografare il territorio per le guerre.

Si, purtroppo la Fotogrammetria fu usata come strumento di guerra e gli Italiani in questo furono anche precursori. Pensate che nel secondo dopoguerra una fabbrica Italiana di strumenti restitutori per camere con presa “panoramica” (montate sui B52 che volavano a quote bassissime - quasi quelle dei nostri droni- per non essere intercettati dai radar), aprì una filiale negli USA con commesse miliardarie da parte delle forze armate statunitensi.

Poi venne l’epoca della documentazione del territorio a scopi “tecnici”, non più militari, il che portò ad un impoverimento dell’IGM, e un accrescimento del potere normativo delle regioni. Ma lo Stato, per fortuna, aveva avviato studi e ricerche per normare la produzione cartografica fotogrammetrica dettandone tutti gli aspetti con capitolati di appalto che consentissero alle amministrazioni di avere prodotti qualificati e redatti con processi di controllo e qualità. Ancora oggi si usano i risultati di questi studi che erano “per legge” coordinati dalla Commissione Geodetica Italiana. Con queste norme e specifiche tecniche si evitò che incauti avventori vendessero per Fotogrammetria prodotti realizzati con bassa qualità di mezzi e competenze.

Queste norme, che oltretutto derivano da una grande esperienza accumulata in oltre un secolo di operazioni fotogrammetriche aeree, devono essere adattate all’uso dei Droni nella speranza che sempre meno si senta parlare di prodotto di consegna composto da “nuvole di punti” in assenza di delineazione “umana” dell’oggetto del rilevamento. La nuvola di punti, sia del Laser scanner, che generata da fotogrammetria, è costituita da punti scelti casualmente dal software e di questo dobbiamo essere coscienti.

Al momento, in assenza di regole, la raccomandazione è quella di fare molta attenzione e andare oltre all'entusiasmo collettivo dato dalla coppia drone+software (entrambi di facile uso) verificando la tecnica fotogrammetrica di restituzione usata, la qualità di realizzazione dei voli e del sensore, paragonandole a quelle emesse dalle Regioni italiane per gli analoghi procedimenti di rilievo cartografico. E... in particolare, non confondiamo semplici foto aeree con prese fotogrammetriche che devono avere particolari caratteristiche. 

   


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    Rosario 04.08.2018 16:08
    Ingegnere
    Bell articolo…. ci ho fatto la tesi di laurea qualche anno fa e scritto un articolo in merito ...

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