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Mariano Cunietti e Attilio Selvini al Convegno SIFET di Bolzano

A vent'anni dalla scomparsa di Mariano Cunietti

Prima che tutti si dimentichino di lui, SIFET compresa,  una nota per ricordare, nel ventesimo anniversario della morte, Mariano Cunietti. Da parte di Attilio Selvini, già Presidente SIFET.

Luglio 1997, tornavo da Luino, presidente di una commissione di esami di Stato per geometri, insoddisfatto sia degli esaminandi che degli esaminatori, questi ultimi capaci solo di porre domande ovvie e soprattutto, per topografia e costruzioni, ben lontane dalla realtà di quei tempi e invece ancorate al mezzo secolo precedente. Pensavo ai libri di Piero Chiara e alle poesie di Vittorio Sereni, nati nella ridente città lombarda poi ricordata in tante loro opere, e al fatto che il commissario di lettere italiane s’era dimenticato di questi insigni cittadini nelle interrogazioni. Mi giunse improvvisa la chiamata al cellulare da parte della segreteria della Sezione Rilevamento del mio Dipartimento, e rimasi scioccato: era scomparso, al mattino, Mariano Cunietti, da anni afflitto dal morbo di Parkinson ma che appena un paio di settimane prima avevo visitato, insieme all’amico comune Terenzio Mariani trovandolo come ormai da tempo fiaccato nel corpo, ma come sempre lucido di mente e ancor capace di sorridere e far battute. La sua passione per le discipline del rilevamento e della rappresentazione era totale; quanto si sia speso nella sua vita per insegnare, in particolare a coloro che considerava i topografi per eccellenza, i geometri, lo possono testimoniare i suoi colleghi, i suoi collaboratori, i suoi scritti. Ma da bravo fisico qual era per formazione, il suo punto di partenza era la misura, nella sua realtà fisica così come nella sua concezione epistemologica e in particolare euristica. La “Giornata della misurazione”, nata quasi per scommessa, divenne via via una palestra nella quale discutevano alla pari ingegneri e filosofi, fisici e matematici. 

Cosa è rimasto, vent’anni dopo la sua dipartita, della topografia, della fotogrammetria, della tecnica della misura in genere. tipiche del suo tempo? Ben poco, in particolare nell’ambito della fotogrammetria. Cosa penserebbe Mariano oggi, delle prese da camere digitali con obbiettivi per nulla calibrati, con direzioni oblique sia da terra che dallo spazio, con trattamenti “a posteriori” che spostano i “pixel” secondo considerazioni probabilistiche fornite da algoritmi del tipo di quelli usati per la correlazione delle immagini? Una lunga discussione fra Mariano e chi scrive queste righe, avvenne negli anni settanta avanzati ed aveva per tema i dispositivi, allora appena introdotti da Zeiss sulle camere nadirali (e mutuati da quelli poco tempo prima usati per le camere militari panoramiche) detti all’inglese FMC “forward motion compensation”. Come noto, si trattava   di   traslare   di quantità submillimetriche le pellicole, per evitare il fenomeno ben noto del “trascinamento”  delle  immagini in seguito al moto  dell’aereo.  Cunietti  affermava  che  così  si “rompeva” la relazione di prospettiva centrale fra oggetto e immagine, che stava alla base della fotogrammetria. Cosa penserebbe oggi, di fronte alle diffuse procedure di “trattamento delle immagini” vigenti nella fotogrammetria attuale, tanto per dire del tipo “SFM” (Structure From Motion) e  delle soluzioni di “Dense Image Matching” oggi usualmente praticate?  

Formatosi al tempo della fotogrammetria analogica, per cui le immagini erano prevalenti nella loro geometria proiettiva, Cunietti aveva seguito con estremo interesse la loro virata nell’ambito delle fotogrammetria analitica, ove il calcolo prevaleva, ma pur sempre connesso alla misura semplice sull’immagine, misura in fondo di posizione bidimensionale sulle lastre via stereocomparatore. La fotogrammetria digitale, con la relativa trasformazione dell’immagine in “pixel” aveva in lui sollevato molti dubbi, per esempio sulla rettilineità delle guide dello scansore e sulla loro ortogonalità: chissà quali sarebbero stati i suoi ulteriori dubbi sulle deformazioni, rispetto alla semplice geometria della prospettiva centrale, provocate da obbiettivi con elevate aberrazioni di figura e dai trattamenti ulteriori delle immagini digitali. Non ne ebbe il tempo, e fu un peccato: cosa avremmo udito nelle “Giornate della Misurazione” se questi argomenti avessero potuto essere discussi con lui presente?

A proposito; Mariano Cunietti nel suo primo libro sulle  misure aveva ben sottolineato che l’operazione di misura non esiste in natura, pur esistendovi le grandezze: la misura è essenzialmente e unicamente opera dell’uomo, e come tutte le opere dell’uomo non è perfetta: da lì tutti i trattamenti di tipo statistico e matematico per giungere ad una “valutazione” della misura che fosse il più possibile vicino al valore “vero” della grandezza misurata, in un certo ambiente e in un certo momento. Quale sarebbe stato il suo pensiero, di fronte al valore del tempo ottenibile oggi con l’orologio  “passive Hydrogen Maser” (PHM) installato sui satelliti della costellazione Galileo, che offre la stabilità di 1 secondo ogni TRE milioni di anni? Che strane coincidenze si presentano talvolta nella vita dell’uomo: il PHM è costruito dalla Finmeccanica-Selex ES nello stabilimento di Nerviano, creato alla fine degli anni sessanta del secolo ventesimo per la nuova Salmoiraghi (allora azienda IRI) poi fagocitata dalla Aeritalia (successivamente fusa con Selenia, dando vita ad Alenia). Infine quel complesso andò a Finmeccanica (ora “Leonardo”). Ebbene, in quell’edificio stette per circa un anno anche chi scrive ora questa nota, e Mariano Cunietti vi ci andò più di una volta, proprio per discutere degli ultimi strumenti topografici progettati (ma poi non più costruiti) dalla vecchia azienda creata dal Porro che stava ormai per scomparire. Il Maser posto sui satelliti Galileo consente di determinare la posizione di un ricevitore satellitare con incertezza bassissima, dato che nella sua misura del tempo un errore di 0,5 nanosecondi (1 sec × 10-9)  equivale a una incertezza di 15 cm nella misura della distanza fra satellite e ricevitore.

Nata nel 1982 con cadenza annuale, la “Giornata della misurazione” si è svolta all’università Roma TRE il 22 e 23 giugno 2015; sotto l’egida del Gruppo Nazionale di Misure Meccaniche e Termiche e del Gruppo Nazionale di Misure Elettriche ed Elettroniche. L’edizione 2016 ha visto come sede il Politecnico di Bari, e quella del 2017 è prevista a Torino. La “Giornata” è dal 1998 intestata al suo ideatore, ma il contributo di topografi e fotogrammetri è ormai in pratica nullo. Che peccato! Un ambiente che della misura e sin dai tempi di Roma ha fatto il suo simbolo (pensate ai “gromatici veteres” e ai “mensores” delle centuriazioni!) non dà più oggi alcun contributo sensibile a questa manifestazione. Mariano Cunietti si rivolterà nella sua tomba, anche perché è dimenticato dai più.

Ciò che mi dispiace infatti, è che andando su Google e cercando “Mariano Cunietti”, vi ci si trovano migliaia di “link” relativi ad un suo nipote che lavora con successo nei “media”; ma nulla o quasi vi ci trovi per chi fu tra le altre cose, uno dei più validi e amati Presidenti della nostra Società scientifica, la “SIFET”, Società Italiana di Topografia e Fotogrammetria. Sic transit gloria mundi

Attilio Selvini, già Presidente SIFET

 

 


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