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Lunedì, 30 Gennaio 2017 19:01

E se i SAPR fossero ostili?

Gianluca Pititto

L’impiego dei droni (termine con cui impropriamente si indicano nel linguaggio comune i SAPR – Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto)  è ormai entrato nel quotidiano di ognuno di noi. Grandi eventi di cronaca (vedi i recenti terremoti nel centro Italia), sportivi, culturali, fino addirittura a piccoli eventi privati come i matrimoni sono oggi immancabilmente accompagnati da immagini spettacolari riprese in volo da questi piccoli apparecchi, gestiti da aziende private o da singoli appassionati. Ma le loro concrete applicazioni sono innumerevoli.

locandina

I SAPR ad uso civile (un discorso molto diverso andrebbe fatto per quelli di natura militare, che in Italia sono essenzialmente della classe Predator ed utilizzati esclusivamente dall’Aeronautica Militare) hanno caratteristiche di facilità d’uso, miniaturizzazione, flessibilità, scarsa tracciabilità e disponibilità (sul mercato consumer a prezzi irrisori) tali da renderli sempre più appetibili anche ad imprese criminali e terroristiche. Questo pericolo è probabilmente poco avvertito dalla opinione pubblica, mentre a livello militare e di organi di pubblica sicurezza il problema è da tempo considerato di stringente attualità.

Proprio per questa ragione il CESMA (CEntro Studi Militari Aeronautici – Giulio Douhet) il 26 gennaio ha organizzato a Roma presso il Circolo Ufficiali dell’Aeronautica Militare (“Casa dell’Aviatore”) una giornata di lavori dedicata all’importante tema. Molto autorevole il panel “duale” (militare e civile) dei presenti e degli interventi, ottimamente moderati dal Gen.S.A(r). Giuseppe Marani. Tra di essi il Gen.S.A. Enzo Vecciarelli (Capo di Stato Maggiore dell’AMI), il col. Luca Maineri (com.te Air Warfare Center di Poggio Renatico), il dott. Vincenzo Trombadore (dirigente del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, Uff. Ordine Pubblico), il dott. Luciano Castro (presidente di ROMADRONE), l’ing. Alessandro Cardi (Vice Direttore Generale di ENAC) ed inoltre un considerevole numero di rappresentanti delle industrie che operano in ambito SAPR  e che stanno indirizzando parte delle loro ricerche e sviluppi verso sistemi di contrasto ad eventuali azioni ostili che fossero condotte  nella società civile grazie all’impiego di queste tecnologie.

Di particolare interesse il punto di vista dell’AMI, operatore istituzionale delle Difesa Aerea,che ha anzitutto messo in evidenza la varietà di minacce che possono essere messe in atto con questi velivoli. Basti ricordare la possibilità di intromissione indebita in aree aeroportuali, nei perimetri di centrali nucleari, in luoghi manifestazioni pubbliche e così via, con finalità che possono essere non solo di tipo cinetico (impatti distruttivi), ma anche di acquisizione di informazioni sensibili (ricognizione) da utilizzare successivamente in una seconda fase dell’attività criminale. Secondo l’AMI nel futuro a breve e medio termine sarà necessario attuare un grande lavoro finalizzato a “mettere a sistema” (cosa che in parte già avviene) tutti gli attori coinvolti in questo ambito nella garanzia della difesa e della sicurezza pubblica (AMI, ENAC, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza,etc.) e creare le giuste sinergie per un’attività di erosione del rischio (l’azzeramento è impensabile) che sarà intrinsecamente multidisciplinare. Da questo punto di vista sono state presentate delle architetture concettuali di sistema (funzioni e capacità da mettere in campo) su cui si sta lavorando da tempo e che una volta realizzate consentiranno di fronteggiare in modo efficiente queste potenziali nuove minacce. Si prevede che la risposta alle domande fondamentali (“chi sei”, “cosa fai”) su un SAPR intrusivo potranno arrivare solo attraverso una collaborazione interforze ed interagenzie, supportata da una elevata capacità di aggregare informazioni provenienti da fonti diverse (“data fusion”) per generare una sintesi che abbia valenza di “supporto alle decisioni”, sia che il decisore sia militare, governativo o politico. In tali architetture hanno un ruolo importante  anche le attività di prevenzione, che sono diverse e tra cui – oltre alle inibizioni al volo su aree sensibili- spicca la coscienza del cittadino sulle possibili minacce che possono essere veicolate dai SAPR.

Sul piano della pura individuazione del SAPR intrusivo -passo ovviamente preliminare alla qualificazione delle sue intenzioni-   le tecnologie oggi  in fase di studio avanzato si basano su sensori multispettrali, sia in ambito elettromagnetico che in ambito acustico, integrati da algoritmi di “intelligence predittiva”,  attività da affiancare a quella di intelligence tradizionale. I rappresentati delle industrie di settore intervenuti al seminario hanno presentato interessanti sviluppi e test effettuati nei vari ambiti, basati su apparati e software progettati proprio con queste finalità.

Le possibilità di ingaggio presentate al decisore saranno diverse, perché legate anche al contesto operativo. Basti pensare che la distruzione di un SAPR su un’area densamente affollata potrebbe originare una pioggia di detriti potenzialmente dannosi per la popolazione. Sono pertanto allo studio diverse modalità di azione, già in fase di sperimentazione: tra queste l’azione di interdizione di SAPR “amici” in grado di imbrigliare con una rete l’intruso e trasportarlo verso un’area di sicurezza.

Naturalmente, tutto questo scenario ha un suo fondamentale pilastro di base nella normativa vigente in materia, che in Italia è prodotta dall’ENAC. L’obiettivo della normativa è di fondamentale importanza e mira a definire i confini dell’operatività di questi mezzi, cercando il giusto compromesso tra le esigenze della “safety” e quelle della “security”, per consentire alle forze si sicurezza di operare in modo efficace nel distinguere il lecito dall’illecito. Il contributo dell’ENAC al seminario è stato di particolare interesse, anche per aver bene evidenziato le differenti sensibilità che ci sono nell’Unione Europea di fronte a questo tema (basti pensare- ad esempio- che la Germania non ravvede una problematica di sicurezza in ambito SAPR). La normativa è in continua evoluzione e nonostante le difficoltà intrinseche della materia l’Italia è tra i paesi più all’avanguardia nella sua produzione ed aggiornamento.

In conclusione, il seminario del CESMA ha proposto un quadro molto articolato di un tema che è sicuramente in rapida evoluzione e che richiederà sforzi crescenti per essere affrontato in modo adeguato. In Italia molto si è fatto e si sta facendo, ma molto resta da fare, in un contesto anche inevitabilmente internazionale molto variegato. E’ opinione comune che la sfida più importante sarà, come detto, quella di mettere “a sistema” tutta una serie di operatori che tipicamente agiscono in modo essenzialmente autonomo, condividendo ed integrando dati  provenienti da fonti diverse per estrarre informazioni utili al decisore che si troverà a fronteggiare emergenze di tipo SAPR. In questo l’Aeronautica Militare e le forze di Pubblica Sicurezza forniscono un esempio già più che apprezzabile e che lascia ben sperare per i necessari sviluppi futuri basati su sempre maggiori sinergie.

 


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