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Passioni urbane nelle smart cities senza cartografia.

Posso ritenermi fortunato per essere nato nell'unica città che forse non potrà mai diventare smart, Roma. L'intrigarsi di situazioni in grande contrapposizione tra antico e attuale, tra urbanisticamente voluto e abusivamente realizzato, genera una forza di contrasti enormi, al punto che all'interno di questa città è difficile poter segnare dei punti certi che corrispondano ai riferimenti che ci aiutano a districarci quotidianamente negli spazi urbani ove viviamo. Opinioni comuni come "centro" o "piazza" o "confine", che ci hanno insegnato essere i termini di riferimento della nostra esperienza geografica, a Roma perdono senso per le sue molteplici municipalità e aggregazioni che continuano a crescere senza un ordinamento preciso, riconoscibile, ma dettato solo dall'esigenza del momento.

Escono anche dai confini riconosciuti da sempre invalicabili come il GRA, l'anello stradale che cinge tutto ciò che può essere considerato città di Roma e al di fuori lascia tutto quello che invece è considerato dai romani "fuori" della città. Le immense periferie che si ammassano e cercano di contenere più abitazioni possibili al loro interno, tentano di mantenersi tra un centro storico e una frontiera invalicabile, il GRA appunto, la border line ove una forzata convivenza ha addensato migliaia di cittadini nel continuo attraversamento o nella vita spontanea sorta all'interno di questa frontiera come descritto nel recente film Sacro GRA. 

Parigi sì, potrà essere smart, li è l'esatto contrario di Roma ove la crescita urbana segue da sempre un ordinamento definito e particolare, i quartieri nuovi danno spazio ad architetture mozza-fiato sostituendosi completamente all'antico. A Roma no, il nuovo si innesta a fatica nel vecchio generando spesso strani compromessi come ad esempio l'opera mozzata di Meyer, l'Ara Pacis che non ha il previsto fronte in declino verso il Tevere, per via dell'esigenza insuperabile di mantenere il lungotevere come la più grande arteria di scorrimento e attraversamento per il traffico veicolare, quasi come se l'unico elemento in grado di "attraversarla" fosse il fiume.

Roma è da vivere con cautela, non è smart e non lo diventerà facilmente, bisogna avere un particolare feeling per percorrerla, una forte passione urbana per riconoscere, nei problemi quotidiani, quelle novità che stupiscono per le tante correlazioni che difficilmente si riesce a catalogare tra il voluto o il casuale.
Non mi posso ritenere un nativo digitale per evidenti motivi, ma un digitale convinto sin dalla prima era informatica sì e, nel mio ruolo, ho visto molti tentativi di realizzare una cartografia di Roma accurata degna di poter essere considerata una base per tutte le applicazioni smart di cui oggi avrebbe bisogno. Roma non potrà diventare smart perché non ha una cartografia attendibile e non ha neanche un Sistema Informativo Geografico degno di questo nome. In stretta analogia all'aggregazione disordinata della sua municipalità le "cartografie" di Roma sono tante e cercano di convivere. Per fortuna, a salvaguardia della archeologia centrale, sembra sia stata realizzata la più accurata delle cartografie possibili per Roma, spero oggi non dimenticata.

Roma per diventare smart dovrebbe ad esempio poter disporre di un Sistema Informativo Geografico in grado di ben direzionale gli scavi per le infrastrutture, fornendo un ausilio per vedere cosa si nasconda al di sotto dei manti stradali continuamente trivellati. Oppure un sistema che consenta di vedere dove andranno le acque piovane e che richieda ai cittadini di "segnalare" i guasti, i tombini otturati, o peggio ancora i tombini occlusi da lavori di ripavimentazione scellerati, per evitare che al primo acquazzone, come al solito, si vada alla totale paralisi del traffico.
Roma no, purtroppo ha tanti sistemi informativi geografici e chissà se al loro interno questi sistemi sono informati che trattano dello stesso territorio.

Una città smart dovrebbe consentire tante facilitazioni che facilmente immaginiamo, ma a Roma potrebbe essere smart qualsiasi condizione che faciliti la vita quotidiana e faccia recuperare le ore perse per gli spostamenti tra casa, scuola e lavoro. Ma anche qualcosa di più futile, come conoscere rapidamente la posizione della fontanella più vicina o quella più interessante, sia per l'acqua che fornisce che per la sua architettura. Ne nascono interessanti app, di difficile uso nei canyon urbani di Roma. Io ho un mio sistema informativo, assolutamente non digitale, sulle fontanelle di Roma che fa anche una certa storicizzazione, in quanto per molte ricordo la loro vecchia conformazione ed anche la qualità e la temperatura dell'acqua, perché conta anche sapere quale è la fontana buona con la cosiddetta "Acqua Marcia", una soddisfazione unica nel berla, alla faccia delle blasonate acque in bottiglie di plastica.

Roma diventerà smart un giorno? L'intricata situazione di tecnologie della comunicazione si scioglieranno dal loro intreccio labirintico per dare origine ad un sistema nervoso ordinato, funzionante e, miracolo delle meraviglie, in grado di pianificare una crescita ordinata e progettata?
Non so, sicuramente più che smart Roma oggi è candidata ad essere smaily, poco vivibile, stimolatrice di forti passioni urbane, ma sicuramente simpatica :-)

 

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