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Giovedì, 11 Ottobre 2012 12:15

MSL-Curiosity al congresso IAC a Napoli

Redazione mediaGEO

Non ci sono dubbi che l'evento spaziale dell'anno è stato l'atterraggio del 'rover' Curiosity su Marte lo scorso Agosto. Un evento che è stato un succsso mediatico in buona parte del mondo, meno che nella nostra "Italia di provincia" che disdegna tali prove dell'ingegno umano, preferendo al solito palloni, veline e l'infinito pettegolezzo politico-sociale. Allo IAF Congress, tenutosi a Napoli la scorsa settimana, abbiamo potuto assistere ad importanti presentazione sul successo ingegneristico della missione e sulle prime attività del 'rover'.

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Richard Cook, 'project manager' di MSL/Curiosity, ha tenuto diverse presentazioni sullo stato della missione e sui successi ottenuti fino ad oggi. Dopo l'emozionante e compatta sequenza di eventi che ha caratterizzato l'ingresso nell'atmosfera marziana e l'atterraggio nel cratere Gale, il 'rover' Curiosity ha iniziato la sua missione scientifica dando un'occhiata all'area circostante e cominciando già a fornire importantissimi risultati scientifici solo dalle foto ravvicinate di sedimenti e rocce che mostrano chiaramente le tracce di un passato in cui l'acqua scorreva liberamente sul pianeta.

Ora il 'rover' si sta muovendo verso la base del monte Sharp, alto più di 4000 metri, dove cercherà altre tracce di questo passato e, forse, le prove dello sviluppo nell'antichità di forme di vita. Proprio in questi giorniè stato raccolto il primo campione di terreno, per analizzarlo, e fra circa un mese si eseguirà la prima perforazione di una roccia sedimentaria usando un trapano che permette di raccogliere campioni ad una profondità di circa 10 cm. La ricerca di tracce di vita deve infatti essere fatta all'interno del terreno perchè le condizioni di forte ossidazione e di illuminazione diretta del Sole non consentirebbero neanche alle molecole basilari della vita di rimanere integre sulla superficie.

Il percorso previsto del 'rover' verso la zona denominata "Terra Promess" (a destra)

Miguel San Martin, il responsabile del reparto Guida, Navigazione e Controllo del JPL, ha parlato della fase di atterraggio illustrando vari aspetti che hanno portato alla soluzione poi adottata della "gru dal cielo" (o 'Sky-crane' dal nome di una famiglia di elicotteri usata per lo spostamento di carichi pesanti). San Martin ha fatto notare come non si tratta di una scelta rivoluzionaria, ma piuttosto una basata su esperienze precedenti e soprattutto dettata dal peso del nuovo 'rover' (quasi una tonnellata).

Questa è ingegneria, intesa come ingegno umano, ai massimi livelli perchè essendo l'intera manovra completamente automatizzata si è dovuto tenere conto di tutte le possibili anomalie, sia dovute all'ambiente esterno, sia dovute a possibili problemi tecnici.
L'obiettivo, un'ellisse larga 6x4 Km è stata centrata perfettamente anche perchè per questa missione si è adottato un sistema di guida attivo durante la prima fase del rientro. Non sorprendentemente la zona scelta come compromesso tra l'interesse scientifico e la sicurezza per l'atterraggio è anche una delle zone di Marte che presenta maggiori anomalie gravitazionali. Queste anomalie, commenta San Martin, sono sicuramente responsabili dello scostamento di soli 2Km dal centro dell'ellisse, un risultato eccezionale se si considera che la determinazione della posizione prima dell'ingresso nell'atmosfera è gestita dal centro di controllo a Terra a più di 200 milioni di Km di distanza.

Cook e San Martin (il primo ed il terzo da sinistra) insieme al modello dell'orbiter EDM di ExoMars. A destra il prof. Moccia del comitato organizzatore del Congresso.

Durante le presentazioni è stato proiettato un nuovo video realizzato dal JPL per ricordare le emozioni della fase di rientro. Dimostra anche il grande interesse del pubblico per questa straordinaria missione di esplorazione e di avanzamento della conoscenza umana.

 


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