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Domenica, 10 Luglio 2011 10:40

Perché i dati geografici non possono essere “liberi”

Redazione mediaGEO

dato geografico libero atlantide Liberare il dato geografico sembra essere diventata una attività promozionale sentita da molti utenti del settore dei sistemi informativi geografici che stanno avviando una serie di iniziative appunto per “liberare il dato geografico”.

Io vorrei solamente fare alcune riflessioni prima di esultare per una tale iniziativa, pensando a quanti effetti collaterali potrebbero realizzarsi. Innanzitutto bisogna operare una differenziazione tra dato geografico e software libero nelle modalità della loro certificazione. Bisogna poi considerare a parte i progetti del tipo Openstreetmap che hanno natura completamente diversa dal concetto di dato geografico libero.

Il dato geografico, o almeno così definito nei tam tam della rete, tra cui in particolare troviamo il blog di Giovanni Biallo, è realizzato con una serie di procedure geomatiche di alto livello che servono a garantire la rispondenza accurata del dato alla “realtà”. Il nodo di fondo di tutta la faccenda è che qualsiasi opera dell’uomo si realizza su un territorio la cui rappresentazione è ancora complessa e quasi mai aggiornata.

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Si consideri che il ritmo delle variazioni antropiche e l’urbanizzazione galoppante non consentono ancora di avere una rappresentazione “oggettiva” atta alla progettazione e alla pianificazione territoriale aggiornata al momento in cui si disegna il piano.

Le operazioni di rilievo costano molto e devono essere eseguite ogni qualvolta se ne ravvisi la necessità. Non ci si può nascondere dietro a una improbabile realtà di un territorio stabile che non cambia la sua configurazione, per pensare che ad esempio la carta ufficiale dello Stato 1:25.000 sia aggiornata, in quanto dall’epoca della sua compilazione non sono avvenute variazioni.

Coloro che hanno investito nella acquisizione dei dati cartografici devono giustificarne i costi. Una amministrazione che mettesse in completa libertà il dato geografico potrebbe andare contro agli attuali principi economici della “sostenibilità” dei progetti tanto raccomandata a livello di Unione Europea. Un progetto cioè che prevede di investire migliaia di Euro in cartografia non può prevedere che il bene rinveniente venga poi messo gratuitamente a disposizione di tutti. Per lo Stato o per la stessa amministrazione sarebbe una perdita non giustificata. Il diritto di “copia” quantomeno, relativo al solo risarcimento dei costi, andrebbe ripartito, come è in uso per tutta la pubblica amministrazione, su chi ne fa richiesta.

E allora ci chiediamo a questo punto come può essere possibile pensare che un dato geografico “onesto” nel senso della sua qualità possa essere liberato e ceduto gratuitamente. Se così fosse altro non sarebbe che un dato “declassificato” come si usa dire negli Stati Uniti di poca utilità ai fini di un serio professionista che nel realizzare un progetto debba dimostrare al suo cliente la qualità della base cartografica adottata.

Diverso  è invece pensare alla usabilità di un dato geografico qualificato, come alcune amministrazioni distribuiscono oggi attraverso piattaforme certificate, che faccia parte delle stesse infrastrutture primarie sulle quali appoggiamo quotidianamente la nostra vita. Il dato geografico dovrà essere trattato alla stregua di tutte le altre infrastrutture primarie, pagandolo allo stesso modo in cui paghiamo l’energia, la comunicazione e i trasporti. Nel rilascio di un certificato di destinazione urbanistica si dovrà addebitare il costo cartografico e catastale della stessa.

Un dato geografico “libero” come molti pensano sarebbe un enorme danno alla economia dello stesso settore geografico già sofferente. Da questo punto di vista neanche l’Agenzia del Territorio, unica tra gli organi cartografici di stato ad avere una sostenibilità con entrate sostenute, potrebbe mai riuscire a rinnovare la mappa catastale di sua competenza. Si pensi che con un investimento di un miliardo si potrebbe rifare completamente la mappa catastale italiana (cfr. . Selvini, su GEOmedia 3-2011) che diventerebbe finalmente una carta aggiornata tecnicamente valida, portando benefici enormi agli operatori ed al territorio stesso, ma sarebbe impensabile avviarne una sostenibilità con la cessione gratuita.

Quindi dati geografici liberi si…. ma non gratuiti.

Chi si fiderebbe mai di una qualsiasi elaborazione realizzata su un dato gratuito, non certificato? Pensiamo a quante e quali manipolazioni potrebbero avvenire!

Un ultima considerazione: al di la di quello che può essere la sperimentazione o il diletto, affidereste mai la vostra navigazione ai dati “liberi” ? L’affidabilità completa sulla navigazione stradale oggi non l’abbiamo neanche dai dati Teleatlas, notoriamente costosi. E voi affidereste gli spostamenti delle vostre merci a sistemi così poco affidabili? Provate pure, usate un navigatore con dati liberi e fatemi sapere.


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