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Giovedì, 31 Marzo 2011 11:29

Al via il quarto International GOCE Users Group

Redazione mediaGEO
geoide
L’ESA fin dalle sue origini si è fortemente occupata dell’osservazione e dello studio della Terra dallo spazio: tra le missioni più importanti ricordiamo la serie di satelliti meteorologici Meteosat (il primo nel 1977), i ben noti ERS-1 ed ERS-2 ed infine ENVISAT. Queste missioni hanno consentito la raccolta di vaste ed importanti quantità di dati sull’ambiente terrestre, dal clima alle dinamiche di superficie, accrescendo la comprensione dei meccanismi di cambiamento globale che caratterizzano in particolare i nostri tempi. La richiesta di accurati dati satellitari è in continua crescita, in quanto elementi vitali di moltissime applicazioni mirate alla protezione ed alla sicurezza dell’ambiente.

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Per rispondere a queste esigenze l’ESA ha varato da tempo il cosiddetto Living Planet Programme, basato su missioni di esplorazione della Terra (Earth Explorer Missions) e sulla distribuzione semplificata dei dati raccolti per il loro impiego nei servizi operativi. Le missioni sono progettate in base alle esigenze identificate dalla comunità scientifica, coinvolta in questo processo proprio per avere certezza che i dati raccolti siano rispondenti alle reali esigenze degli scienziati e della società civile.

Attualmente la famiglia delle Earth Explorer Missions include sei missioni già pianificate e tre in via di studio. Tra le prime sei di particolare rilievo è la missione del satellite GOCE (Gravity field and steady-state Ocean Circulation Explorer), lanciato il 17 marzo del 2009. Obiettivo di questa missione è l’acquisizione di tutti i dati necessari alla determinazione di modelli regionali e globali della gravità terrestre e del geoide, modelli a livelli di accuratezza mai raggiunti prima.

Il geoide – lo ricordiamo – si può pensare come la superficie di un immaginario oceano globale regolato dalla gravità, in assenza di maree e correnti. Viene utilizzato come un riferimento cruciale per misure accurate sulla dinamica della circolazione oceanica, della fisica interna della Terra, della geodesia, delle variazioni del livello degli oceani ed – in ultima analisi – dei mutamenti climatici.

In questi giorni, alla scadenza di due anni dal suo lancio si può affermare che GOCE ha pienamente raggiunto il suo obiettivo. Il satellite ha infatti concluso l’acquisizione di tutte le misure necessarie per consentire la sintesi di una mappa ad elevata risoluzione del geoide, ad una risoluzione spaziale mai ottenuta prima. La missione è stata suddivisa in due campagne di misurazioni di sei mesi ciascuna e proprio il 2 marzo scorso è stato completato il mapping del campo gravitazionale terrestre. Nelle prossime settimane tutti i dati raccolti verranno sottoposti ad un procedimento di calibrazione e di post-processing al fine di creare un nuovo ed inedito medello del geoide, che sarà reso disponibile – gratuitamente – a tutta la comunità degli interessati.

Una ulteriore buona notizia imprevista: la bassa attività solare occorsa in questi due anni ha permesso un sensibile risparmio energetico a bordo di GOCE, tanto che l’ESA ha potuto decidere lo scorso novembre 2010 di estendere la missione fino al termine del 2012.

I risultati di questa missione e le prospettive che ne derivano verranno presentati ed analizzati all'imminente ed atteso International GOCE Users Workshop, che si terrà presso la Technische Universität München a Monaco (Germania) da oggi 31 marzo a domani.

Gianluca Pititto

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