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Nell’immagine satellitare che proponiamo questa settimana ai nostri lettori viene mostrata una parte del Nepal, che include la sua capitale  Katmandu e le basse alture che si trovano ai piedi dell’Himalaya (guardala/scaricala in alta risoluzione).

Il satellite Sentinel-2A ci conduce al di sopra dei territori nord-orientali dell’Iran, la seconda nazione del Medio Oriente per estensione territoriale (guardala/scaricala in alta risoluzione).

La gran parte del territorio dell’Iran è classificata come terraferma arida o semi-arida e la sua metà circa è costituita da pascoli, terreni aridi e montagne.

Al centro dell’immagine ed in alto a sinistra sono visibili conoidi alluvionali. Queste formazioni vengono create quando fiumi e torrenti raggiungono le pianure e si espandono a ventaglio. Costituiscono il segno distintivo del deflusso delle acque provenienti dalle montagne, laddove il suolo eroso – con il contributo delle piogge- viene trasportato dai crinali montuosi verso i territori a valle.

In alto a sinistra, simili a pennellate in un dipinto, appaiono evidenti in tonalità di grigio e bianco concentrazioni stagionali di acqua e di vari minerali salini.

Attraversando l'immagine sono riconoscibili molti terreni agricoli, evidenti in una regione così arida e montuosa con differenti tipologie di formazioni rocciose.

Sulla estrema destra è visibile la città di Bajestan, circondata da molti terreni agricoli. Si tratta di una città con una popolazione di circa 11000 abitanti: zafferano e melograno sono i prodotti più importanti dell’area, le cui coltivazioni in vari appezzamenti agricoli sono visibili sulla sinistra.

Le sfumature di rosso mostrano la sensibilità dello strumento multispettrale che si trova a bordo di Sentinel-2A alle differenti concentrazioni di clorofilla, misure che forniscono informazioni fondamentali sulla salute della vegetazione.

Varie città ed insediamenti sono mostrati in grigio all’interno dell’area.

Questa immagine in falsi-colori – disponibile anche all’interno di Earth from Space video programme – è stata acquisita da Sentinel-2A il 22 febbraio 2016. Sentinel-2A è il primo della coppia di satelliti che costituiscono la missione Sentinel-2 nell’ambito del programma europeo Copernicus: trasporta un sensore ad alta risoluzione ed ampia traccia al suolo (wide swath) che dispone di 13 bande spettrali, in grado di ricavare nuove informazioni sui territori e le aree vegetali.


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Iranian painting


The Sentinel-2A satellite takes us over to northeastern Iran, the second largest country in the Middle East (view/download in Hi-Res).

A dryland area, most of Iran’s territory is classified as arid and semi-arid, about half of which is characterised by rangeland, barren land and mountains.

Visible in the centre of the image and at top left are alluvial fans. These are formed when streams or rivers hit plains and spread out. They represent the distinct pattern of water runoff from the mountains, where the eroded soil, with the help of rain, is carried from the mountain slopes to lower lands.

At top left, resembling brush strokes in a painting, seasonal accumulation of water and various salt minerals is evident in greys and whites.

Scattered throughout the image are many agricultural plots, distinct in such an arid and mountainous region, which also features various rocky formations.

At the far right, the city of Bajestan is visible, with many agricultural fields around it. It is a city with a population of some 11 000, with saffron and pomegranate its most important products, grown in the various plots on the left.

The shades of red indicate how sensitive the multispectral instrument on Sentinel-2A is to differences in chlorophyll content, providing key information on vegetation health.

Various towns or settlements are represented in greys throughout the image.

This false-colour image – also featured on the Earth from Space video programme – was captured by Sentinel-2A on 22 February 2016. The satellite is the first in the two-satellite Sentinel-2 mission for Europe’s Copernicus programme, carrying a wide-swath high-resolution instrument with 13 spectral bands, for a new perspective on our land and vegetation.


(Fonte: ESA - Image of the week: "Dipinto iraniano". Traduzione: Gianluca Pititto)


 

L’immagine satellitare di questa settimana è stata ottenuta da Sentinel-2A il 23 maggio scorso e mostra l’isola di Tongatapu contornata delle sue più piccole isole limitrofe, tutte facenti parte dell’arcipelago del Regno di Tonga, nell’Oceano Pacifico meridionale (guardala/scaricala in alta risoluzione).

La popolazione di Tonga è distribuita su 36 delle complessive 169 isole, ma circa il 70% di essa vive nell’isola principale. La capitale, Nuku’alofa, sorge sulla costa settentrionale dell’isola, lungo la laguna di Fanga’uta. Le mangrovie della laguna costituiscono una importante fonte alimentare per pesci ed uccelli.

L’isola – costruita sul calcare – ha un terreno reso fertile dovuto alla cenere prodotta dai vulcani vicini e si può osservare come gli appezzamenti agricoli coprano gran parte del suo territorio. Le coltivazioni comprendono tuberi quali patate dolci e manioca, come pure noci di cocco, banane e piantagioni di caffè.

A nord dell’isola possiamo notare molte barriere coralline. Sebbene non fosse parte dei suoi originali obiettivi di missione, gli scienziati hanno utilizzato Sentinel-2A per monitorare i coralli e rilevare la loro decolorazione, conseguenza dell’innalzamento della temperatura dell’acqua.

La decolorazione avviene quando le alghe che vivono nei tessuti del corallo – responsabili della cattura dell’energia solare, essenziale per la sopravvivenza del corallo – vengono espulse a causa delle più alte temperature.

Il corallo sbiancato può morire, con effetti conseguenti sull’ecosistema della barriera e – quindi – sulla pesca, sul turismo regionale e sulla protezione della costa.

Il recente fenomeno meteorologico chiamato El Niño ha determinato un incremento della decolorazione dei coralli su scala mondiale e gli scienziati stanno trovando grande utilità nell’impiego delle rilevazioni di Sentinel-2 netta attività di monitoraggio di questo fenomeno su una scala che interessa le barriere nella loro interezza.

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Tonga


The island of Tongatapu and the nearby smaller islands – all part of the Kingdom of Tonga archipelago in the southern Pacific Ocean – are pictured in this Sentinel-2A image from 23 May (view/download in Hi-Res).

Tonga’s population is spread across 36 of Tonga’s 169 islands, but about 70% live on this main island. The capital, Nuku?alofa, sits on the island’s north coast and along the Fanga’uta Lagoon. The lagoon’s mangroves provide an important breeding ground for fish and birds.

Built on limestone, the island has fertile soil of volcanic ash from neighbouring volcanoes, and we can see how agricultural structures cover most of the island. Crops include root crops such as sweet potato and cassava, as well as coconuts, bananas and coffee beans.

North of the island we can see many coral reefs. Although not part of its original mission objectives, scientists are experimenting with Sentinel-2 to monitor corals and detect coral bleaching – a consequence of higher water temperatures.

Bleaching happens when algae living in the corals’ tissues, which capture the Sun’s energy and are essential to coral survival, are expelled owing to the higher temperature.

The whitening coral may die, with subsequent effects on the reef ecosystem, and thus fisheries, regional tourism and coastal protection.

The recent El Niño weather phenomenon has caused increased bleaching across the world’s corals, and scientists are finding Sentinel-2’s coverage helpful in monitoring this at reef-wide scales.


(Fonte: ESA - Image of the week: "Tonga". Traduzione: Gianluca Pititto)



Il satellite Sentinel-2A ci porta con questa immagine in Alaska sud-orientale, sopra il ghiacciaio Malaspina (guardala/scaricala in alta risoluzione).

Nel corso degli ultimi 12.5 milioni di anni il clima e la topografia di questa regione sono stati particolarmente favorevoli per la formazione di ghiacciai. Durante l’Era Glaciale questa regione è stata ricoperta da un vasto strato di ghiaccio. Con l’aumento delle temperature ebbe successivamente inizio un periodo interglaciale.

I rilievi montuosi costieri ed il clima marittimo dell’area forniscono un contesto perfetto per la glaciazione: alcuni dei ghiacciai più lunghi e spettacolari al mondo si trovano proprio in questa regione.

Malaspina è un ghiacciaio pedemontano, termine utilizzato per indicare che il ghiaccio fluisce da una ripida valle e si riversa in una piana sottostante. E’ il più grande di questo genere, con un’area di circa 3900 kmq.

In questa immagine a falsi-colori, il rosso indica aree coperte da vegetazione, mentre il rosa mostra aree rocciose. Le linee rosa ondulate, attorno alla metà inferiore del ghiacciaio, sono dovute a roccia, terreno e detriti che sono stati depositati dal ghiacciaio e che sono detti morene.

I dati satellitari nostrano che l’elevazione di Malaspina si è ridotta negli ultimi decenni e la conseguente perdita di ghiaccio ha fornito un contributo significativo all’innalzamento del livello del Mare.

Questa immagine, che è anche disponibile nell’ambito dell’ Earth from Space video programme, è stata acquisita in data 8 marzo 2016. La bassa elevazione del Sole durante questa stagione alle alte latitudini dell’Alaska risulta evidente dalla proiezione verso nord delle ombre della catena montuosa Elias.

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Malaspina Glacier

The Sentinel-2A satellite takes us over southeastern Alaska to the Malaspina Glacier (view/download it in Hi-Res).

The climate and topography of this area over the last 12.5 million years have been favourable for glaciers. During the Ice Age, a vast ice sheet covered this spot. When temperatures rose, an interglacial period began.

The coastal mountains and the maritime climate of this area provide the perfect setting for glaciation: some of the world’s longest and most spectacular glaciers are found here.

Malaspina is a piedmont glacier – meaning that ice flows down a steep valley and spills out onto a relatively flat plain. It is the largest of its kind, with an area of about 3900 sq km.

In this false-colour image, red depicts vegetated areas while purple shows rock. The wavy purple lines around the lower half of the glacier are rock, soil and other debris that have been deposited by the glacier – called moraines.

Satellite data show that the elevation of Malaspina has dropped over the past decades, and this ice loss has made a significant contribution to sea-level rise.

This image, also featured on the Earth from Space video programme, was acquired on 8 March 2016. The low Sun level at Alaska’s high latitudes during this season is evident by the shadows cast north by the Elias Mountains.


(Fonte: ESA - Image of the week: "Malaspina Glacier". Traduzione: Gianluca Pititto)

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Il 13 luglio, ISPRA, insieme a FAO, Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, Aissa, Dipse, Cia, Confagricoltura, Copagri, Conaf, LEGAMBIENTE, Slow Food e Forum Salviamo il Paesaggio organizzeranno una manifestazione interamente dedicata al suolo.
Pubblicato in Gestione del territorio
Il consumo di suolo dovuto a cambiamenti del suo uso (per espansione urbana e industriale) è oramai considerata la più importante minaccia globale al suolo e alle funzioni ambientale che esso fornisce (FAO & ITPS, 2015).
Pubblicato in Gestione del territorio
L’immagine satellitare di questa settimana è stata acquisita da Sentinel-2A e mostra i diversi paesaggi offerti dal deserto orientale di Atacama, nel Sud America (image guardala/scaricala in alta risoluzione).

La regione mostrata si estende per circa 200 km ad est della città cilena di Antofagasta sulla costa dell’Oceano Pacifico (non visibile nell’immagine) ed è praticamente priva di vegetazione.

Nella parte alta dell’immagine possiamo osservare parte della più grande pianura salata del Cile, chiamata Salar de Atacama. Si trova ad una quota media di circa 2300 m sul livello del mare ed è originata dal deflusso di acque provenienti dalle Ande, le quali – non avendo sbocchi di drenaggio- finiscono per evaporare, lasciando depositi di sale.

Si tratta del più grande e più puro deposito attivo di litio, contenente circa il 30% della riserva base mondiale di litio ed inoltre costituisce anche bacino di approvvigionamento di quasi il 30% del carbonato di litio mondiale.

I rettangoli ed i quadrati color turchese chiaro visibili lungo la parte alta dell’immagine sono bacini artificiali di evaporazione. Acque salmastre sub-superficiali sono estratte da sotto la crosta salina in due differenti zone. In una di esse, le acque salmastre estratte presentano ineguagliabili livelli di concentrazione di potassio e litio. Nell’altra, le acque ottenute presentano un' elevata concentrazione di solfato e boro.

Nella parte dell’immagine in basso a destra possiamo osservare lo stratovulcano di Solompa, conosciuto per il suo ‘deposito di valanga di detriti’ dovuto al cedimento del terreno del suo bordo occidentale, circa 7000 anni or sono. L’area è stata da allora parzialmente riempita dalla lava ed è possibile osservare lava di colore scuro fluire attorno al vulcano.

La strumentazione multispettrale a bordo di Sentinel-2 sfrutta parti dello spettro infrarosso per analizzare la composizione minerale del terreno laddove la copertura di vegetazione è sporadica. In questa immagine a falsi colori le forti sfumature di marrone ed arancio sono dovute all’impiego di una porzione infrarossa dello spettro, tecnica che induce una enfatizzazione dell’intensità del colore.

Questa immagine – che è anche disponibile presso l’ Earth from Space video programme – è stata catturata da Sentinel-2A lo scorso 8 marzo. Questo satellite è il primo dei due satelliti gemelli della missione Sentinel-2 del Programma Europeo Copernicus: trasporta un sensore per immagini multispettrale ad alta risoluzione ed ampia impronta a terra (‘wide swath’), che utilizza 13 bande spettrali allo scopo di ottenere una nuova visione dei territori e della vegetazione terrestre.


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Chile’s salt flat

The Sentinel-2A satellite takes us to the diverse landscape of the eastern Atacama desert in South America (image view/download in Hi-Res).

The region pictured lies around 200km east of the Chilean city of Antofagasta on the Pacific coast (not pictured), and is virtually devoid of vegetation.

At the top of the image we can see part of Chile’s largest salt flat, the Salar de Atacama. With an average elevation of some 2300 m above sea level, it is formed by waters flowing down from the Andes, which, having no drainage outlets, are forced to evaporate, leaving salt deposits.

It is the world’s largest and purest active source of lithium, containing some 30% of the world's lithium reserve base, and providing almost 30% of the world’s lithium carbonate supply.

The bright turquoise rectangles and squares visible along the top part of the image are evaporation ponds. Subsurface salt brines are pumped from beneath the saline crust in two different areas. In one of them, extracted salt brines have unrivalled concentration levels of potassium and lithium. In the other, the brines obtained contain high concentrations of sulphate and boron.

In the lower right part of the image we can see the Socompa stratovolcano, known for its ‘debris avalanche deposit’ where the land collapsed on its western rim some 7000 years ago. The area has since been partially filled by lava, and we can see dark lava flows around the volcano.

The multispectral instrument on Sentinel-2 uses parts of the infrared spectrum to analyse mineral composition where vegetation is sporadic. In this false-colour image, the intense shades of brown and orange come from the use of an infrared part of the spectrum leading to an exaggeration of colour intensity.

This image – also featured on the Earth from Space video programme – was captured by Sentinel-2A on 8 March. The satellite is the first in the twin satellite Sentinel-2 mission for Europe’s Copernicus programme, and carries a wide-swath high-resolution multispectral imager with 13 spectral bands, for a new angle on our land and vegetation.


(Fonte: ESA - Image of the week: "Chile’s salt flat")

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Due temi di importanza fondamentale per la sopravvivenza del nostro territorio continuamente attaccato, ma per il quale l’attuale coscienza collettiva è finalmente presente. Il problema più grave riguarda forse come porre rimedio agli errori del passato e come monitorare nel futuro.
L’immagine che pubblichiamo questa settimana è stata ottenuta dal satellite Sentinel-2A e mostra la struttura laminare delle dune di sabbia del grande deserto di Rub’ al Khali, che si trova nel sud della Penisola Arabica (image guardala/scaricala in alta risoluzione).

Il Rub’ al Khali è anche conosciuto come il “Quarto Vuoto” ed è il più vasto deserto di sabbia contiguo esistente oggi al mondo. Le precipitazioni in quest’ area raramente superano i 35 mm/anno e presenta con regolarità alte temperature, che si attestano attorno ai 50 °C.

In questa immagine a falsi colori le linee ed i punti di colore giallo indicano dune di sabbia. Osservando più da vicino le dune nell’area in basso a destra osserviamo che molte di esse presentano tre o più “diramazioni” modellate dai mutamenti della direzione del vento: queste dune sono chiamate “dune a stella”. Esse tendono a crescere verso l’alto anziché lateralmente, tanto che in alcune zone del Rub’ al Khali raggiungono anche i 250 m di altezza.

Le dune sono inframmezzate da terreno piatto ed indurito, reminescenza di laghi poco profondi esistiti migliaia di anni fa, formati da piogge simili a monsoni e successivamente prosciugatisi.

L’apparato multispettrale a bordo di Sentinel-2 utilizza parte dello spettro infrarosso per rilevare impercettibili cambiamenti nella copertura vegetale e può anche evidenziare mutamenti nella composizione minerale, laddove la vegetazione è meno fitta.

In questa immagine le sfumature che vanno dal marrone al rosa chiaro mostrano la composizione minerale, che probabilmente include sale di gesso idrato.

Questa immagine – presente anche all’interno dell’ Earth from Space video programme – è stata acquisita da Sentinel-2A il 22 dicembre 2015. Il satellite è il primo dei due satelliti della missione Sentinel-2 nell’ambito del programma europeo Copernicus e trasporta a bordo un sensore per immagini multispettrali, ad alta risoluzione e larga traccia a terra (‘wide swath’) con 13 bande spettrali, allo scopo di ottenere una prospettiva nuova per l’osservazione del nostro territorio e della nostra vegetazione.



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Rub’ al Khali desert

Rolling sand dunes in the expansive Rub’ al Khali desert on the southern Arabian Peninsula are pictured in this image from the Sentinel-2A satellite (image view/download it in Hi-Res).

Also known at the ‘Empty Quarter’, the Rub’ al Khali is the largest contiguous sand desert in the world. Precipitation rarely exceeds 35 mm a year and regular high temperatures are around 50°C.

The yellow lines and dots in this false-colour image are sand dunes. Looking closer at the dunes in the lower right, many have three or more ‘arms’ shaped by changing wind directions and are known as ‘star dunes’. They tend to ‘grow’ upwards rather than laterally, and reach up to 250 m in height in some parts of the Rub’ al Khali.

The dunes are interspersed with hardened flat plains – remnants of shallow lakes that existed thousands of years ago, formed by monsoon-like rains and runoff.

The multispectral instrument on Sentinel-2 uses parts of the infrared spectrum to detect subtle changes in vegetation cover, but can also see changes in mineral composition where vegetation is sparse.

In this image, shades of brown to bright purple show the mineral composition, possibly including salt or gypsum.

This image – also featured on the Earth from Space video programme – was captured by Sentinel-2A on 22 December 2015. The satellite is the first in the two-satellite Sentinel-2 mission for Europe’s Copernicus programme, and carries a wide-swath high-resolution multispectral imager with 13 spectral bands for a new perspective of our land and vegetation.

 

(Fonte: ESA - Image of the week: "Rub’ al Khali desert")

 

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L’immagine  satellitare  che  pubblichiamo questa settimana ricorda una pittura astratta  ed  è  stata  ottenuta da Sentinel-1: mostra l’aspetto vorticoso del paesaggio di Dasht-e Kavir, un deserto  salato  iraniano                             (image guardala/scaricala in alta risoluzione).

Quest’area è caratterizzata da basse precipitazioni, con temperature che in estate raggiungono circa i 50 °C, ma deflussi provenienti dalle montagne circostanti danno origine a laghi e paludi stagionali. L’elevata temperatura causa l’evaporazione dell’acqua, portando alla luce depositi di argilla e sabbie con una elevata concentrazione di minerali.

I giochi di “pennellate” che si osservano sono costituiti da stratificazioni geologiche erose principalmente dai venti.

L’ Iran è uno dei più importanti paesi produttori di minerali. I satelliti per l’Osservazione della Terra sono molto utili per l’individuazione ed il monitoraggio di risorse naturali, come appunto i minerali.

Lungo la parte sinistra dell’immagine si può osservare parte di un’area chiamata “le dune del diavolo”, perchè un tempo si credeva che tale zona fosse infestata da spiriti maligni. L’origine di questa convinzione è verosimilmente da ricondursi all’ostilità dell’ambiente ed i primi viaggiatori che tentarono di attraversarla probabilmente non fecero mai ritorno a causa della fame e della sete.

L’immagine è stata ottenuta mediante la combinazione di tre distinte scansioni effettuate dal radar di Sentinel-1A nelle date del 21 gennaio, 14 febbraio e 9 marzo 2016. I cambiamenti occorsi tra le diverse scansioni sono indicate dai colori luminosi e vibranti, come le tonalità di blu, rosso e verde che principalmente compaiono nella metà di sinistra dell’immagine. Queste aree sono in realtà laghi salati ed i colori indicano la fluttuazione nel tempo del quantitativo di acqua in essi presente.


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Dasht-e Kavir


The swirling landscape of Iran’s salt desert, Dasht-e Kavir, is reminiscent of an abstract painting in this Sentinel-1 image (image view/download it in Hi-Res).

With temperatures reaching about 50ºC in the summer, this area sees little precipitation, but runoff from the surrounding mountains creates seasonal lakes and marshes. The high temperatures cause the water to evaporate, leaving behind clays and sand soils with a high concentration of minerals.

The ‘brushstroke’ patterns are geological layers eroded primarily by wind.

Iran is one of the world’s most important mineral producers. Earth-observing satellites are useful for finding and monitoring natural resources like minerals.

Along the left side of the image we can see part of an area known as the ‘devil’s dunes’ because it was believed to be haunted by evil spirits. This belief likely originated from its hostile conditions, and the early travellers who did attempt to cross it probably never returned due to starvation or dehydration.

This image combines three scans from Sentinel-1A’s radar on 21 January, 14 February and 9 March 2016. Changes between the acquisitions appear in vibrant bright colours – such as the blues, reds and greens we see primarily on the left half of the image. These areas are salt lakes and the colours show fluctuations in the amount of water present over time.



(Fonte: ESA - Image of the week: "Dasht-e Kavir")

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