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La misura della Terra: Scienza o Tecnica? E' la domanda che si pongono gli autori di questo testo che riesce a riassumere in 189 pagine la meravigliosa storia degli sforzi compiuti dall'uomo per indagare, conoscere e infine misurare, come dicono gli autori stessi, ciò che i greci chiamavano "ecumene".

Fra i professionisti del territorio, i geologi sono sicuramente quelli che hanno maggiore necessità nell'uso di strumenti GIS e di dati geografici. Non è un uso di sola rappresentazione perché, più di altri, i geologi analizzano il territorio attraverso modelli e elaborazioni sofisticate.

Lunedì, 23 Novembre 2015 16:16

Droni per l'innovazione

Una introduzione al mondo dei droni per le applicazioni geomatiche e non solo. E’ questo il senso del volume distribuito nel circuito di Amazon che porta una grande quantità di notizie atte a dare un’idea del mondo che si sta aprendo all’attività effettuata dai droni.

Il nuovo “Italia - Atlante Dei Tipi Geografici” è molto di più di un “semplice” aggiornamento del volume redatto da Marinelli. “Nell’accezione comune, per Atlante si intende una raccolta di carte, prevalentemente a piccola scala, ordinata secondo determinate intenzioni che sembrano non aver subito radicali modifiche, se non a livello esteriore, nonostante l’evolversi del tempo e della dinamica storicopolitica, sociale e culturale”; le carte geografiche, come scrisse il geografo Marinelli, sono un documento insigne e meraviglioso: non solo conservano testimonianza degli elementi geografici che in un determinato spazio, in un determinato momento, si sono proposti all’occhi del topografo o alla scienza del cartografo, ma costituiscono esse stesse testimonianza della capacità tecniche artistiche, oltre che dei gusti e degli interessi, tipici delle diverse fasi storiche. Ogni carta è, in altre parole, un documento sullo stato evolutivo delle conoscenze scientifico-disciplinari che l’hanno prodotta. L’Atlante soddisfa il bisogno primordiale dell’uomo di rappresentare, nelle tavole che lo compongono, lo spazio in cui vive e di cui “si vuole appropriare intellettualmente”, stabilendo le correlazioni tra i diversi elementi. L’Atlante è, quindi, l’opera geografica per eccellenza che nasce dal bisogno di farci abbracciare tutta la realtà e permetterci di scoprire anche luoghi a noi sconosciuti. Il Nuovo “Italia - Atlante Dei Tipi Geografici”, largamente ampliato e commentato è improntato su uno stile più vigoroso. E’ composto da 868 pagine e suddiviso in tre parti: la prima propedeutica, la seconda tematica e la terza ed ultima composta da indici ed elenchi. La prima parte, dedicata ai principali strumenti utilizzati per l’analisi geografica, è suddivisa in 3 temi e 19 saggi. La seconda parte, considerata il cuore dell’opera, è costituita dalle tavole illustrative dei tipi geografici considerati ed è suddivisa in 152 tavole e 20 temi. I primi sette riguardano la geografia fisica nelle sue molteplici manifestazioni tipologiche. I successivi tre, hanno per oggetto i tipi geografici nei quali la realtà fisica del territorio è stata plasmata o significativamente modellata dall’attività antropica, modificatrice della superficie terrestre. Di sicuro il titolo dell’opera pone le fondamenta per una domanda ben specifica: cosa si intende per Tipi Geografici? La risposta è semplice ed in essa sono evidenziati i cambiamenti avvenuti per cause naturali e per cause antropiche, dovuti all’interazione dell’uomo sulla Terra e che hanno generato notevoli mutamenti sulla superficie del nostro paese. I notevoli studi geografici umani occupano i restanti dieci temi: cinque temi sviluppano la trattazione degli insediamenti e uno parla delle dinamiche urbanizzate, altri due temi affrontano le problematiche inerenti alle vie e reti di comunicazione ed alla rappresentazione degli aspetti naturali e antropici dei tipi riguardanti il paesaggio ed i beni culturali. L’insieme delle tavole tematiche dell’Atlante viene concluso con i tipi di discontinuità territoriale e la toponomastica. L’ultima parte contiene le voci essenziali per una corretta consultazione dell’opera. Il Prof. Gino De Vecchis ha poi concluso l’incontro ricordando a tutti che la geografia va studiata sin dalle scuole primarie, proponendo che, a nome dell’Associazione ed in veste di Presidente della stessa, gli insegnanti vengano aiutati ad introdurre nelle scuole le nuove metodologie e tecnologie per insegnare la geografia, al fine di non farla diventare una materia in via di estinzione.

Titolo del libro:  ITALIA - Atlante dei Tipi Geografici 

Autore del libro: Olinto Marinelli

Pagine: 868

Editore: Istituto Geografio Militare - Il libro è stato realizzato sotto l'alto patronato dell'ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi

ISBN: 88-523-8913-X

   

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Lunedì, 20 Febbraio 2006 11:27

Geniali debolezze

Carl Friedrich Gauss ( 1777 - 1855) ed Alexander Von Humbolt (1769 - 1859), ormai vegliardi, sono i protagonisti dell’originale, ironico, a tratti amaramente esilarante romanzo storico di Kehlmann. La narrazione descrive un incontro tra i due, ormai famosi ma irrimediabilmente provati dal decadimento fisico, aprendo poi un amplissimo flashback sul dipanarsi delle loro vite e dei loro studi. Numerose, e assai gustose, sono le incursioni sulle loro vicende private, e persino intime; sulle loro debolezze e manìe. Non mancano, nel racconto, illustri comparse quali Goethe, Kant, Weber, Daguerre, nonché personaggi storici dell’epoca, in un intreccio di vicende vere e di aneddoti verosimili. Gauss e Humbolt hanno un unico tratto in comune: la volontà di misurare il mondo e l’incapacità di accettare il regredire delle loro facoltà mentali, a causa della senescenza. Gauss, di umilissime origini, è un pessimista ,spiccatamente stanziale misantropo. Ha tuttavia orrore della solitudine, tanto da contrarre due matrimoni. Si avvicina all’agrimensura non certo per vocazione ma per cause di forza maggiore. In età giovanile è
spinto unicamente da motivi economici ma “quando un cane pastore spuntò dalla selva, lo scaraventò a terra, gli diede un morso quasi affettuoso nel polpaccio e, come un fantasma, scomparve di nuovo, decretò che era ora di farla finita con quel lavoro. Non era fatto per quei pericoli”. Alcuni anni dopo, però, torna alla medesima professione, per ragioni diverse, che Kehlmann illustra con dovizia di particolari. “Gauss pensava al suo matrimonio, all’orrore che l’aveva assalito quando l’aveva vista vestita di bianco, un sorriso felice a mostrare quei suoi denti enormi. [...] Il problema di Gauss non era che non l’amava. Il problema era che non la sopportava proprio [...] e gli bastava pensare a lei per desiderare che fosse morta. Perché era diventato agrimensore? Per non stare a casa”. Humbolt, di nobile casato, è un esploratore irrequieto, estroverso, per nulla propenso a distrarsi con relazioni sentimentali. E’ dell’avviso che “nella vita si sposa solo chi non ha grandi progetti”. Prima di partire alla volta del Nuovo Mondo, dove intende fare nuove scoperte scientifiche e geografiche, si procura “...l’arsenale di strumenti di misurazione più caro che uomo abbia mai posseduto”. Già in viaggio per la Spagna, dove si sarebbe imbarcato, inizia a misurare sistematicamente tutto ciò che trova sul suo percorso, passando in più di una occasione per pazzo agli occhi delle popolazioni indigene. “Una collina di cui non si conosce l’altitudine è una offesa per la ragione e mi inquieta,” afferma. “Senza esaminare costantemente la propria posizione, nessun uomo può progredire”. Gauss percepisce quasi con disappunto il succedersi delle varie epoche storiche, che lo hanno relegato a vivere “in un mondo di seconda categoria”. “E’ bizzarro ed ingiusto”, a parer suo, “il fatto che si nasce in una determinata epoca e, volenti o nolenti, vi si resta imprigionati: un esempio calzante della penosa accidentalità dell’esistenza. Così uno ha un vantaggio spropositato rispetto al passato e diventa lo zimbello del futuro”. Humbolt ha invece una interpretazione del progresso ben più ottimista, tanto da asserire che “La scienza avrebbe dato inizio ad un’era di benessere, e chissà se un giorno non sarebbe stata in grado perfino di risolvere il problema della morte.” Il piacevole romanzo scorre via veloce e traccia, a volo d’uccello, l’affresco di un periodo di grandi mutamenti scientifici: Daguerre stava lavorando ad un apparecchio in grado di fissare l’attimo; iniziavano i primi voli con i palloni aerostatici di Mongolfier; erano stati appena messi a punto orologi a molla. Senza mai appesantire il racconto, Kehlmann non si lascia sfuggire alcun riferimento, contestualizzando le vicende nell’ambito politico e sociale dell’epoca, non limitandosi alla sola Germania, ma chiamando in causa ben tre continenti. E’ un libro di avventure, di scienze e di coscienze, che si legge tutto d’un fiato.

Titolo del libro: “La misura del mondo”

Autore del libro: Daniel Kehlmann

Editore: Feltrinelli – I Narratori

Pagine: 254

Prezzo: 15€

ISBN-10: 8807720035

ISBN-13: 978-8807720031

 

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Il 23 giugno 2006, presso la Sala Conferenze dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici (APAT) è stato presentato il volume “Mapping Geology in Italy”. La finalità del volume è quella di esemplificare, attraverso i 38 contributi prodotti da oltre un centinaio di autori italiani, europei ed extraeuropei, l’iter concettuale e metodologico che presiede alla realizzazione di indagini geologiche sul territorio ed alla loro restituzione cartografica. Per tale motivo sono state sperimentate differenti metodologie, sia di acquisizione dei dati che di restituzione cartografica, mirate a coprire i numerosi settori delle Scienze della Terra. Tutti i contributi pubblicati, infatti, hanno in comune la produzione di specifiche cartografie, concentrando l’attenzione su aree del territorio nazionale considerate rappresentative dei principali caratteri della geologia stratigrafica e strutturale, della geologia del Quaternario e del vulcanismo, non trascurando i temi relativi alla geologia dei fondali marini. L’ente sponsorizzatore del progetto, il Servizio Geologico d’Italia/Dipartimento Difesa del Suolo dell’APAT, è, da oltre 130 anni, l’unico organo cartografico dello Stato deputato alla rappresentazione geologica del territorio nazionale, ed è quindi il soggetto più sensibile rispetto all’evoluzione metodologica di raccolta e rappresentazione dei dati geologici. L’idea del volume prende avvio proprio dalle numerose innovazioni che vengono suggerite durante la realizzazione del progetto di cartografia geologica nazionale alla scala di 1:50.000 (progetto CARG) che il Servizio Geologico d’Italia sta realizzando da alcuni anni. I contributi che compongono il volume sono organizzati in aree tematiche: un primo gruppo di contributi si occupa dell’analisi del territorio interessato dalla geologia e dalla morfogenesi recente (analisi dei depositi quaternari, geologia marina, geomorfologia e neotettonica), mentre un’altra serie di lavori sviluppa metodi legati alle successioni vulcaniche recenti ed attuali. Si passa poi all’analisi delle classiche successioni appenniniche mesocenozoiche, analizzandole sotto l’aspetto tettono-stratigrafico e cinematico e si prosegue poi con un argomento molto attuale: lo studio delle deformazioni del basamento alpino e le possibili modalità di rappresentazione cartografica. Rispetto agli argomenti fin qui affrontati spicca lo sviluppo di metodologie di rappresentazione tridimensionali, che, proprio riferendosi agli obiettivi dell’opera, sono ottimi elementi mirati alla rappresentazione completa e coerente dei dati, oltre che alla facilitazione della lettura delle strutture geologiche più o meno complesse. La conclusione dell’opera è affidata alla rappresentazione cartografica di due particolari geositi: considerando che l’Italia è uno dei paesi d’Europa la cui storia geologica è la più completa e complessa, i due esempi riportati rappresentano un elemento di sensibilizzazione alla tutela e conservazione del patrimonio geologico
italiano. Motivo conduttore di quasi tutti i contributi è l’imponente uso di tecnologie digitali sia nella fase di acquisizione dei dati che nella loro rappresentazione, senza però ridurre o trascurare l’indispensabile fase di raccolta dei dati (rilevamento geologico) di campagna, indice di un lavoro qualitativamente accurato. L’opera, pur riunendo in un unico volume una serie di carte geologiche, non si presenta come una raccolta cartografica, ma presenta ed illustra, in maniera didattica e divulgativa, nuovi modelli metodologici, guidando il lettore attraverso i singoli percorsi di riconoscimento ed interpretazione dei dati alla base della stessa cartografia. Il pregio dell’opera, oltre che nell’accurata veste grafica e nella rigorosa scelta della significatività dei singoli contributi, consiste anche nel taglio didattico che gli editori hanno voluto dare; l’obiettivo di fornire agli studiosi, ai ricercatori, ai tecnici e, non ultimi, agli studenti delle diverse discipline afferenti alle Scienze della Terra, un moderno strumento di analisi territoriale è stato brillantemente raggiunto.

Titolo del libro: Mapping Geology of italy

Autore del libro: Corrado Venturini, Giorgio Pasquarè, Gianluca Groppelli

Prezzo: 59,50€

Pagine: 336

Editore: Ist. Poligrafico dello Stato (31 dicembre 2004)

Lingua: Italiano

ISBN-10: 8824025528

ISBN-13: 978-8824025522

   

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Sabato, 20 Gennaio 2007 14:24

Chi dorme piglia pesci

Un viaggio nel tempo, alla ricerca di quel che Cartesio aveva scoperto e non aveva mai voluto rivelare, criptando le sue formule su un taccuino segreto: è quanto ci propone Aczel con la sua ultima pubblicazione, imperniata sulle scienze fisiche e matematiche, ma non scevra da incursioni
esoteriche.

Il GPS, come nel Codice da Vinci di Dan Brown, segna l’inizio della storia. In questo caso, la dotta narrazione si dipana nel passato, e ripercorre la vita, le opere, i segreti e i timori di Cartesio (René Descartes, 1596 – 1650). L’insigne filosofo, fisico e matematico, a tutti noto se non altro
per l’aver messo a punto il sistema di coordinate che porta il suo nome, nacque così cagionevole da sembrar predestinato a non avere lunga vita. Per questa ragione, persino in collegio ebbe la possibilità di dormire fino a tarda ora, abitudine che conservò sempre e che, dati i risultati, smentisce incontestabilmente il vecchio adagio delle nonne. La terapia del riposo si rivelò così efficace che sui vent’anni Cartesio, completamente ristabilito, si trasferì a Parigi dove in un primo tempo si dedicò non alla scienza, come forse si potrebbe immaginare, ma a far bisboccia con gli amici prediligendo le bevute ed il gioco d’azzardo. Del resto, la sua famiglia era così facoltosa che mai avrebbe affrontato il problema della sua sussistenza, potendo così dedicarsi ai suoi interessi senza alcuna preoccupazione economica. Terminato il periodo della sregolatezza, per sottrarsi ai compagni di svago dovette cambiare indirizzo e rendersi irreperibile. Sfruttò poi la possibilità di arruolarsi come volontario per poter viaggiare in Europa. Arrivato, coi suoi studi, a convincersi della validità della tesi eliocentrica, trascorse una buona parte della vita quasi
fuggendo per il timore della Inquisizione: non voleva assolutamente rischiare di fare la fine di Galileo. Per lo stesso motivo annullò la pubblicazione di molti suoi scritti; addirittura “quasi decise di bruciare tutte le [sue] carte o quanto meno di non farle vedere a nessuno”.
Quando “al compimento dei quarantasette anni, scoprì di avere i capelli grigi e anche dei peli grigi nella barba”, sensibile ad ogni scienza, “cominciò a frequentare le botteghe dei macellai. Non mangiava carne: voleva studiare l’anatomia degli animali”. Lo scopo? “Voleva scoprire un modo per vivere più di un secolo”... Nonostante la vastità delle sue conoscenze e la profondità del suo pensiero, Cartesio “non assunse mai un incarico di insegnamento in una delle università perché teneva alla sua libertà e non voleva essere costretto ad incontrare in modo regolare studenti e colleghi come era richiesto a qualunque professore.” Spinto dagli eventi a recarsi in Svezia per insegnare filosofia alla Regina, fu costretto ad un radicale e traumatico cambiamento dello stile di vita: le lezioni si tenevano alle cinque del mattino, in una biblioteca senza riscaldamento. Diede così bruscamente l’addio ai lunghi sonni nel tepore del letto ai quali era abituato da sempre. Non è un caso se Cartesio  dopo cinque mesi di permanenza a Stoccolma si ammalò. Costretto alle cure poco premurose di un medico bigotto ed ideologicamente
anticartesiano, cure alle quali tentò di opporsi finché ne ebbe le forze, morì in pochi giorni e v’è ancora oggi il fondato sospetto che sia stato avvelenato. Emerge da questo volume una personalità sfaccettata, geniale e al contempo timorosa, poco diplomatica ma anche ossequiosa nei confronti del potere. Basta questo brano, scritto di suo pugno, per rendersene conto: “[...] i selvaggi ritengono che le scimmie, se lo volessero, sarebbero capaci di parlare, ma che se ne astengono per non essere costrette a lavorare; ora, poiché non ho avuto altrettanta prudenza astenendomi dallo scrivere, non ho più né tutto quel tempo libero né quel riposo di cui godrei se avessi avuto l’avvedutezza di tacere.”
E il taccuino? - direte voi. Proprio perché è segreto, solo la lettura del libro potrà svelarlo.

 

Titolo del libro: “Il Taccuino Segreto di Cartesio”

Autore del libro: Amir D. Aczel

Editore: Mondadori, 2006   Pagine: 249   ISBN-10: 8804558016 ISBN-13: 978-8804558019    

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Sabato, 28 Aprile 2007 12:33

Cent'anni di geometria

E' vissuto quasi un secolo Donald Coxeter (1907- 2003), l’insigne matematico del quale Siobhan 

Roberts ci propone la biografia. Se Dante ha collocato 

Euclide nel Limbo (Inferno, Canto IV) probabilmente avrebbe fatto altrettanto anche con questo moderno geometra, che 

del filosofo greco può dirsi la reincarnazione contemporanea. 

Ciò al di là della recente diatriba sulla possibile abolizione del Limbo stesso, che in questo periodo appassiona alcuni 

esponenti religiosi… 

A 95 anni, dopo aver superato un cancro e gravi problemi 

cardiaci, la lucidità di Coxeter era ancora tale da consentirgli 

di tenere la sua ultima conferenza, peraltro affrontando un viaggio assai impegnativo che lo portò da Toronto a Budapest. La sua longevità non solo fisica ma anche mentale è stata tale che, col consenso dell’interessato, il suo cervello 

è stato espiantato ed è oggetto di studi e confronti con 

quello di Einstein. 

La biografia parte da questo ultimo intervento pubblico alla 

Accademia ungherese delle scienze, per poi proiettarsi in un 

flashback che ripercorre tutto il novecento. 

Rivelatosi sin dall’infanzia una mente eccezionale, Coxeter si cimentò inizialmente nella musica. Questa arte contemporaneamente lo stimolava per la struttura delle note e lo distoglieva da una infelice situazione famigliare che 

tuttavia, seppur in termini diversi, si trovò a riproporre anche 

come marito e genitore. 

L’intera esistenza del nostro protagonista è infatti incentrata 

unicamente sull’interesse per la matematica, alla quale ha 

assoggettato tutto il resto: dai sentimenti ai rarissimi svaghi; 

dalla famiglia d’origine alla moglie, e ai figli. Ciò non 

impedisce al lettore di provare autentica simpatia per quest’uomo, per le sue rare doti non solo di genialità, ma 

anche di semplicità, umiltà, sincerità ed onestà intellettuale. 

Amante dei libri di Carroll (autore delle avventure di “Alice 

nel paese delle meraviglie”), deplorava l’eccessivo interesse 

che gli uomini avevano per l’informatica, temendo che ciò 

potesse portare a trascurare altre discipline. 

Nel corso della sua lunga esistenza, ebbe occasione di 

stringere una profonda amicizia con l’artista olandese M.C. Escher, dando concretezza alla convinzione che matematica e scienza fossero materie umanistiche. Tra i due nacque un 

sinergico sodalizio che sostenne entrambi nel voler, ciascuno 

nel proprio ambito, catturare l’infinito. 

Il testo, non si può negarlo, presenta qualche asperità per chi 

non ha dimestichezza con gli ipercubi, i politopi, e le possibili infinite raffigurazioni geometriche ottenibili utilizzando 

appositi caleidoscopi. Tuttavia, cimentandosi in egual misura 

sulle vicende scientifiche ed umane di Coxeter, il volume non 

è privo di provvidenziali spunti ironici che stemperano le 

complesse disquisizioni sullo spazio fino alla n-esima 

dimensione. 

Anche gli aspetti psicologici vengono qui e là chiamati in 

causa, ed in particolare quelli legati ai rapporti famigliari. I 

due figli del nostro illustre geometra, certamente non a caso 

crebbero odiando la matematica. Sua figlia Susan, che lo 

accudì negli ultimi anni, ha confessato candidamente che 

ascoltare Elvis Presley le ha dato molto di più dell’avere un 

padre geniale. Ciò sarà certo di consolazione ad un buon 

numero di lettori/genitori…

 

 

Titolo completo della recensione: Cent'anni di geometria - La vita lunga e prolifica del padre dei Gruppi di Coxeter

 

Titolo del libro: Il re dello spazio infinito - Storia dell'uomo che salvò la geometria

 

Autore del libro: Siobhan Roberts

 

Editore: Rizzoli, 2006

 

Prezzo: 22€

 

Pagine: 283

 

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Domenica, 10 Giugno 2007 18:17

L'universo delle mappe

“How maps work” non è un libro recente. La prima edizione del volume ha ormai più di 10 anni ma la portata scientifica delle teorie e degli approcci disciplinari dedicati alle mappe ed al loro funzionamento lo rendono un testo fondamentale per tutti coloro che si interessano di cartografia, mappe, GIS e visualizzazione dell’informazione spaziale in genere.

Il fatto che nel 2004 si sia pensato di ristampare “How maps work”, il libro di Alan M. MacEachren scritto quasi un decennio prima, la dice lunga sul grande apporto che i contenuti del volume hanno fornito alla comprensione della disciplina cartografica. Nonostante nell’ultimo decennio le tecnologie siano evolute in maniera esponenziale, l’approccio semiotico-cognitivo che il professore americano ha introdotto nelle pagine della sua opera, rimane infatti ancora uno dei tentativi più ambiziosi e di applicazione pratica nello studio delle mappe. Obiettivo del volume è quello di comprendere come e perché le mappe funzionano o non funzionano, tutto per poi arrivare ad ottenere rappresentazioni geografiche che siano più funzionali possibile. Per fare tutto ciò, MacEachren si affida a strumenti disciplinari assai diversi: storia, psicologia, approcci cognitivi, semiotica e tecnologie, sono i fondamenti del suo approccio. Per dirlo con le parole dell’autore:”I principi ispiratori di questo libro vedono nelle mappe delle rappresentazioni spaziali che possono, a seconda dei casi, stimolare altre rappresentazioni spaziali e che la rappresentazione è un atto di costruzione del significato. E’ considerando la questione a vari livelli e tramite diversi approcci che possiamo cominciare a comprendere come funzionino le mappe ed utilizzare questa conoscenza nelle fasi di simbolizzazione e design delle stesse.” (Traduzione dell’Autore) Diviso in tre sezioni, il libro affronta il problema della comprensione dei prodotti cartografici introducendo il lettore ad alcuni necessari presupposti in termini di teorie della comunicazione e di terminologia associata. Nella prima parte vengono poi affrontate le problematiche legate ai fenomeni percettivi ed alla psicologia della forma (Gestalt), giungendo a chiarire l’importanza degli schemi mentali nella comprensione ed organizzazione del significato. La seconda parte, sfruttando un’analisi di matrice semiotica e l’introduzione, ancora una volta, alla terminologia del caso, vede la decomposizione del segno-mappa nelle sue dimensioni sintattiche, semantiche e lessicali. Obiettivo dell’analisi è distinguere un’approccio funzionale alle mappe, in cui cioè ci si sofferma sui rapporti tra i segni, i sistemi di segni ed il significato associato ad una mappa, da quello lessicale in cui la mappa, intesa come sistema semiotico è inserita nel milieu sociale che le fornisce il contesto affinché essa possa significare a più livelli. La terza parte è dedicata alla visualizzazione geografica ed alle interazioni che avvengono in tempo reale con essa, al 3D ed all’introduzione di variabili come lo spazio ed il tempo nelle mappe (mappe dinamiche). Un lavoro ambizioso, dunque, ma che non mancherà di soddisfare chi trova nell’aspetto più prettamente comunicativo della questione cartografica un ottimo argomento di approfondimento. Alan M. MacEachren è Professore di Geografia e direttore del GEOvista Center all’Università statale della Pennsylvania. Molto apprezzati sono anche le sue ricerche (più recenti) nel campo della geovisualizzazione informatica.

Titolo del libro: “How maps work. Representation, Visualization, Design”

Autore del libro: Alan M. MacEachren

Prima Edizione: Hardcover The Guilford Press, New York 1995 79.90$ 

Seconda Edizione: PaperBack Edition 2004  50.43$

Lingua: Inglese

ISBN-13: 978-1572300408  ISBN-10: 157230040X

Pagine: 513

Acquistalo dal sito della Guilford Press di New York cliccando qui.      

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Sabato, 23 Aprile 2005 14:49

Pane, amore e geodesia

Il lettore non s’inganni. La moglie del cartografo non è che una figura di secondo piano in questo romanzo storico. La signora rappresenta soprattutto un pretesto per descrivere costumi ed usanze del Perù nel XVIII secolo, nonché i pericoli della Foresta Amazzonica. La vera attrattiva è il racconto dalle vicende e vicissitudini di un gruppo di scienziati alle prese con le misurazioni geodetiche nel ‘700. A quei tempi era nota la forma sferoide del pianeta, ma si sospettava che non fosse proprio rotonda. Due le scuole di pensiero: Cassini perorava la causa di uno sferoide allungato verso i poli e schiacciato verso l’equatore”, Newton sosteneva il contrario. Il dibattito accese gli accademici, e si convenne sulla necessità di una verifica decisiva. Fu così che un team di dieci scienziati francesi partì per le Ande, munito di ogni possibile moderno strumento. “In aggiunta ai quadranti e al telescopio zenitale, il loro equipaggiamento scientifico comprendeva due telescopi, orologi di precisione, compassi di terra e di mare, termometri, un indicatore del livello della pioggia, alcuni barometri, un galvanometro, uno strumento per misurare l’azzurro del cielo e un altro per determinare il punto di ebollizione dell’acqua.” Compito della spedizione era quello di misurare un grado di arco all’equatore, per confrontarlo con un grado di arco misurato in Francia. Immaginarsi lo stupore degli Indios nel vederli all’opera con tutte queste bizzarre attrezzature! Tra le popolazioni locali qualcuno cominciò a pensare che quegli stranieri fossero esseri superiori, tanto che si “rivolse loro una preghiera. Potevano usare i loro poteri per ritrovare un mulo che era andato disperso”? In realtà, le cose non andavano così lisce, da un lato a causa di un eccesso di zelo da parte degli scienziati, dall’altro per l’insorgere di non pochi conflitti e rivalità nel gruppo, dall’altro ancora per le difficoltà oggettive causate dalla severità della natura e del clima. Tra mille peripezie, la spedizione si protrasse per molti anni, tanto da far rientro in patria quando ormai gli accademici del tempo avevano concluso per vie diverse che Cassini aveva torto. A tale proposito, Voltaire riservò loro una ironica accoglienza: “Vi siete spinti in luoghi lontani e sconosciuti per dimostrare ciò che Newton sapeva senza muoversi d’un passo”. Accanto agli aspetti avventurosi e scientifici, il volume ben illustra la realtà della Spagna coloniale del tempo, con un sistema economico di fatto basato sulla schiavitù degli Indios, pur formalmente fuorilegge. E poi? A completamento del romanzo c’è anche una storia d’amore, che riesce a svilupparsi in un così difficile contesto, pur perseguitata dallacattiva sorte. Lungi dall’essere melenso, l’incontro, la forzata separazione ed il reincontro della coppia si limitano a fornire le linee guida per una trama complessa e densa di riferimenti scientifici, storici e sociali. E’ una lettura a tratti scorrevole, a tratti più impegnativa, che svelerà anche qualcosa sull’autore di questa recensione...

 Autore del libro: Robert Whitaker 
 Titolo del libro: "La moglie del cartografo" 
 Editore: Garzanti 
 Pagine: 319
 Prezzo: 18€
 Data di uscita: 31 gennaio 2005
 ISBN-10: 8811665418
 ISBN-13: 978-8811665410

         

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